Roma, laureati con il pollice verde, start-up e robot per i campi: con l'università il lavoro è bio

Sabato 30 Dicembre 2017 di Camilla Mozzetti
Ripensare i mestieri di una volta e riabilitare una tradizione prettamente italiana, come la coltivazione dei campi, degli uliveti e dei frutteti, attraverso l'uso della tecnologia. Nuove start-up ideate, create (in alcuni casi riconosciute persino a livello europeo) prendono forma sui banchi e nei laboratori delle università pubbliche di Roma. Idee green sviluppate tra colleghi di corso durante le lezioni e nei pomeriggi di studio o dai professori stessi, accomunate tutte da un ritorno alle origini che strizza però l'occhio al futuro nella speranza di innovare vecchie (e sane) abilità. Dalla Sapienza a Tor Vergata giungendo a Roma Tre: tanti sono gli studenti che approcciandosi al mondo del lavoro hanno sviluppato App o Start-up destinate a migliorare il settore agricolo e a diffondere nel resto del mercato internazionale in un modo nuovo le eccellenze del nostro territorio.

Ecco allora che il dipartimento di Ingegneria di Roma Tre ha messo a punto il progetto Pantheon riconosciuto e finanziato (con più di 3 milioni di euro) dalla Commissione Europea nell'ambito del programma quadro H2020. Coordinato dal professor Andrea Gasparri, il progetto si prefigge di efficientare il sistema di raccolta nei noccioleti attraverso la realizzazione di un sistema integrato simile agli Scada (Supervisory control and data acquisition) utilizzati in ambito industriale che affianchi gli agricoltori nella gestione dei frutteti. Più banalmente Pantheon punta a migliorare attraverso la robotica l'attuale gestione delle piante da frutto. Capire, ad esempio, i bisogno dei frutteti e il loro stato di salute. Saranno, per questo, impiegati anche dei droni.

Sui banchi dell'università Sapienza, invece, due neo laureati in psicologia, Elisa Romondia e Lorenzo Zaccagnini, si sono incontrati creando Devoleum una Start-up per far conoscere e immettere sul mercato internazionale l'olio di oliva extravergine del Gargano. In che modo? Censendo, attraverso il medesimo principio che certifica la purezza dei diamanti, la qualità dell'oro verde. «Molti piccoli produttori spiega Elisa Romodia non hanno i mezzi e le opportunità di farsi conoscere a livello internazionale pur essendo l'olio d'oliva extravergine considerato un prodotto di lusso e per questo potenzialmente falsificabile».

Con la start-up dei due giovani (riconosciuta anche a Parigi), invece, anche i piccoli produttori potranno certificare in maniera chiara e onestà la qualità del loro prodotto: «Dimostrare che non è falso conclude l'ideatrice abbiamo sviluppato anche un meccanismo di diffusione dei risultati dell'olio». E restando sempre in ambito agricolo nell'ateneo di Tor Vergata è nata l'App e la seguente Start-up Orto 2.0. Per rendere immediata la spiegazione del prodotto si può pensare al gioco per smartphone Farmville. «Il nostro team spiega uno dei sei creativi, Stefano Di Febbo supervisionerà i terreni dei coltivatori permettendo loro di controllare da remoto tutte le fasi di produzione e la sicurezza della zona coltivata, daremo modo anche di usufruire di alcuni servizi come la manodopera per la coltivazione e quella per la raccolta».

Il sito è già pronto mentre l'applicazione partirà il prossimo marzo. Il primo terreno su cui sarà testata l'App e la Start-up sarà l'orto botanico di Tor Vergata. Poi il gruppo di giovani punta a creare una rete di appezzamenti. I clienti che usufruiranno del progetto potranno controllare il proprio orto con le web cam, ad esempio, farsi spedire a casa i prodotti o andarli a ritirare sul posto, scambiarli in una community integrata al dispositivo per evitare gli scarti alimentari. Ultimo aggiornamento: 31 Dicembre, 11:16 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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