ROMA

Roma, il Comune vende gli asili ai privati: predisposto il piano per la cessione

Lunedì 4 Gennaio 2016 di Giuseppe Gioffreda e Fabio Rossi

I fondi scarseggiano, le liste d’attesa dei bimbi per asili nido e scuole dell’infanzia non si accorciano. E così il Campidoglio, per garantire servizi adeguati alle famiglie romane, pensa di cedere le proprie strutture allo Stato (per quanto riguarda le materne) o affidarle ai privati (i nidi). Il piano è scritto nero su bianco nel documento unico di programmazione (Dup) 2016-2018 dell’amministrazione comunale: in pratica le linee guida che il commissario straordinario Francesco Paolo Tronca ha tracciato per l’immediato futuro dell’ente. Un grido d’allarme - legato alle ristrettezze del bilancio, che nel 2016 porteranno a nuovi tagli della spesa corrente - che però traccia anche possibili soluzioni.

MATERNE
Nel documento si mette in risalto come nei Municipi III, VI, X, XII e XV ci siano ancora liste d’attese troppo lunghe per la scuola dell’infanzia, nonostante la popolazione di età compresa tra i 3 e i 6 anni, nella Capitale, diminuisca al ritmo di 500 unità l’anno. «Per l’attivazione e la gestione di 90 nuove sezioni a tempo pieno, necessarie per accogliere i bambini attualmente in lista d’attesa - si legge - sono necessari ulteriori fondi per un importo pari a 12.375.000 euro l’anno». Vista l’impossibilità «di reperire le risorse necessarie, sia economiche che umane, si propone di avviare, come sta già avvenendo in alcuni grandi Comuni, una progressiva “statalizzazione” della scuola dell’infanzia». Già quest’anno, quindi, «potrebbe essere attuata una prima cessione di quelle sezioni di scuola dell’infanzia comunale che insistono negli istituti comprensivi statali con sezioni di scuola dell’infanzia proprie». Il processo, graduale, dovrebbe portare infine alla «cessione totale delle scuole dell’infanzia capitoline in favore dello Stato». I NIDI Il Campidoglio attualmente gestisce 206 asili nido in tutta la città, che ospitano circa 13 mila bambini - tra cui 450 disabili e duemila di cittadinanza non italiana - affidati a 4.100 educatrici. Inoltre, ci sono 221 strutture private, convenzionate con il Comune, che ospitano circa settemila bimbi, ad altre affidate a terzi, con 550 bambini. Anche nel caso dei nidi le liste d’attesa sono ancora lunghe - soprattutto nei Municipi I, III, V, VI e XV - nonostante il calo molto marcato (circa mille unità l’anno) dei residenti di età compresa tra 0 e 2 anni. «Per l’attivazione e la gestione di strutture nido a gestione diretta, necessarie per accogliere i bambini attualmente in lista d’attesa - si legge nel documento unico di programmazione - sarebbero necessari ulteriori fondi, per un importo pari a 6.500.613,50 euro l’anno, per la copertura di tutte le spese di gestione». In questo caso, però, l’idea del Campidoglio è quella di rivolgersi sempre di più al settore privato. «Nell’impossibilità di reperire le risorse necessarie, sia economiche che umane - è scritto nel Dup - si propone di avviare un progressivo passaggio alla gestione in concessione, che consentirebbe una minor spesa per ciascuna struttura stimata in 450 mila euro annui».

LE CONCESSIONI
Per il 2016, il Campidoglio ha già pronta una lista di 17 nidi per i quali sarà avviata la procedura per la concessione a terzi: Boccioni (II Municipio); Tor Cervara di via Eneide, Giocolandia di via Montecassiano, Bimbilandia di via Bonifacio e Flora (IV Municipio); Casale Prampolini di via Valente (V); Castelverde di largo Rotello, Ponte di Nona di via Crocco e Villaggio Prenestino di via Montegano (VI); Trafusa, Vivanti e Camboni (IX); Il bruco e la mela di via dei Colli Portuensi, Massimina di via Aquilanti e Porta Portese di via Bettoni (XII), Valcannuta (XIII) e Monsignor Antonino Spina di via San Basilide (XIV). 

Ultimo aggiornamento: 5 Gennaio, 08:46 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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