Toscana, rischio epidemia peste suina: l'allarme di Confagricoltura: «Intervento immediato su cinghiali e animali selvatici»

Toscana, rischio epidemia peste suina: l'allarme di Confagricoltura: «Intervento immediato su cinghiali e animali selvatici»
2 Minuti di Lettura
Sabato 15 Settembre 2018, 14:37

Toscana «a rischio» per la peste suina, «serve un intervento immediato della Regione su cinghiali e animali selvatici». A lanciare l'allarme, dopo la conferma da parte della Commissione europea della notifica da parte del
Belgio di due casi di peste suina africana nella città di Etalle, è il presidente di Confagricoltura Toscana Francesco
Miari Fulcis. Il motivo del pericolo che sta correndo la Toscana, si spiega, è legato al fatto che c'è una popolazione di ungulati e in particolare cinghiali «enorme e oramai sfuggita al controllo»: «Sono proprio questi animali i portatori della nuova peste suina» specifica Miari Fulcis. Dall'altra, a differenza di altri territori, in Toscana molti allevamenti di suini si caratterizzano per essere allo stato aperto al fine di garantire una qualità e una salubrità della carne assai più elevata.

«Due elementi che ci espongono più di altri - commenta il presidente di Confagricoltura Toscana - se da parte della Regione non ci sarà l'immediata e adeguata consapevolezza di ciò che sta avvenendo e se non interverrà subito. È necessario quindi che tutte le autorità, Regione in testa, si attivino per l'immediato contenimento della fauna selvatica coinvolgendo anche le associazioni venatorie e le organizzazione degli agricoltori e degli allevatori» aggiunge Miari Fulcis che osserva: «La peste suina africana è molto più contagiosa e letale di quella classica. Altri paesi Ue, come Francia e Lussemburgo si sono subito mossi per bloccare il contagio, da noi invece è tutto fermo. Già abbiamo sollecitato il Governo a predisporre un piano straordinario di controllo, ma la Regione non può certo attendere notizie da Roma. Il Presidente Rossi si deve muovere subito o sarà troppo tardi perché la Toscana è un'area particolarmente a rischio».

© RIPRODUZIONE RISERVATA