Dipendente comunale condannata al risarcimento dalla Corte dei conti

La sede del Comune
di Raffaella Di Claudio
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Martedì 19 Ottobre 2021, 00:10

RIETI - Dovrà risarcire al Comune di Magliano Sabina «un danno di 241.765 euro, oltre alla rivalutazione monetaria e agli interessi legali», maturati dal momento in cui sono iniziate le appropriazioni indebite fino a quando l’Ente non verrà completamente ricompensato. Con sentenza emessa il 18 febbraio 2021 e pubblicata il 5 ottobre scorso, la sezione giurisdizionale regionale della Corte dei conti ha condannato l’ex responsabile del settore finanziario del Comune di Magliano Sabina, Daniela Petroni, alla quale, a novembre 2020, era stata inflitta dal Tribunale di Rieti una pena di 4 anni, 6 mesi e 20 giorni di reclusione per appropriazione indebita e peculato. In quella sede era stata stabilita anche l’interdizione dai pubblici uffici e la restituzione delle somme sottratte tra 2013 e 2017, secondo un sistema che l’impiegata infedele aveva collaudato negli anni e che le aveva consentito, attraverso la maggiorazione dei propri rimborsi spesa, di trafugare più di 240mila euro.

L'iter
L’iter che ha portato alla sentenza della Corte dei conti è partito l’11 novembre 2019 con un atto di citazione depositato dalla Procura regionale. Leggendo la sentenza pronunciata dai magistrati Antonio Ciaramella, Eugenio Musumeci e Giovanni Guida le responsabilità dell’ex dipendente, mai costituitasi in giudizio, sono state «limpidamente confermate dall’Ente locale nella seconda metà di aprile 2017, grazie ai verbali numero 26 – 28 ai quali il 3 maggio di quello stesso anno ha fatto seguito la denuncia inviata alla Procura regionale insieme alla documentazione per gli anni dal 2013 al 2017. Inoltre - prosegue il dispositivo - Petroni, licenziata alla fine di giugno 2017 proprio in conseguenza della reiterata condotta, nulla ha argomentato e documentato ad eventuale suffragio del proprio operato; né, in ipotesi, ha addotto di aver impugnato con successo quel recesso datoriale». Così, richiamando le considerazioni fatte nel 2017 quando la stessa sezione giurisdizionale regionale ha convalidato il sequestro conservativo del quinto del Tfr che spettava all’imputata, i magistrati hanno deciso di condannarla al risarcimento del danno complessivo. Contemporaneamente hanno anche escluso ogni coinvolgimento e responsabilità nei confronti del revisore dei conti dell’Ente dal 2009 al 2015, che invece era stata ravvisata dalla Procura generale.

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