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Malato oncologico lasciato 8 ore in attesa al pronto soccorso, il figlio costretto a una scelta estrema

Non abbiamo avuto altra scelta se non riportare mio padre a casa», racconta ancora arrabbiato il figlio dell’uomo

Malato oncologico lasciato 8 ore in attesa al pronto soccorso, il figlio costretto a una scelta estrema
di Emanuele Laurenzi
3 Minuti di Lettura
Venerdì 19 Agosto 2022, 00:10 - Ultimo aggiornamento: 18:05

RIETI - L’Asl lo invita ad andare d’urgenza in ospedale per una trasfusione, visti i valori rilevati dalle analisi domiciliari. Una volta al pronto soccorso del de Lellis, però, l’uomo viene lasciato per ore in attesa e, alla fine è costretto a tornarsene a casa per poi andare all’ospedale di Terni, dove tutto viene risolto in pochissimo tempo. E’ la sintesi della giornata infernale vissuta da un ultrasettantenne, residente in Sabina, malato oncologico al quarto stadio, costretto a restare per oltre 8 ore nell’area triage del pronto soccorso reatino. «Non abbiamo avuto altra scelta se non riportare mio padre a casa», racconta ancora arrabbiato il figlio dell’uomo.

Allarme dalle analisi. Tutto è successo due giorni fa. «Mio padre è in cura al Policlinico Umberto I di Roma – racconta il figlio – e, come da prassi, mercoledì mattina ha ricevuto la visita dell’assistenza sanitaria domiciliare per i prelievi di sangue. Il servizio è gestito dalla Asl di Poggio Mirteto ed è svolto sempre in maniera impeccabile». I risultati vengono comunicati ai pazienti nel giro di qualche ora, normalmente in via telematica ma, se vengono rilevate anomalie, scattano procedure diverse. «Intorno alle 15 riceviamo una telefonata dalla Asl – racconta ancora il figlio del paziente – e ci dicono che l’emoglobina è a 6,8, un valore troppo basso. Vista la situazione ci dicono di andare d’urgenza ad un pronto soccorso per una trasfusione, indirizzandoci verso Rieti». Il paziente parte insieme al figlio e arriva al de Lellis intorno alle 16. «Vengono presi subito i parametri vitali – dice l’uomo – poi viene messa l’agocannula. Tutto si ferma lì. Nessuno controlla l’emoglobina, nemmeno con il test rapido, né si procede ad un prelievo per l’emocromo». 

Lunga attesa. Il prelievo viene fatto solo dopo le 22, con il paziente lasciato per ore nell’area del triage, mentre tutto intorno si susseguivano problematiche varie. Proprio dal de Lellis mercoledì sono arrivate viarie segnalazioni: un uomo che aveva subito un trauma al piede che ha chiesto l’intervento della Polizia per la lunga attesa, mentre un 14enne con un braccio fratturato è stato rimandato a casa senza gesso dopo ore di attesa per la mancanza dell’ortopedico. «La situazione era tesa – racconta ancora il familiare dell’ultrasettantenne – e poco prima della mezzanotte ho chiesto informazioni. A quel punto mi hanno dato indicazioni sull’emocromo, spiegando che avrebbero contattato il centro trasfusionale. Il medico sarebbe arrivato non prima delle 2 di notte e poi, dopo ulteriori controlli, si sarebbe provveduto ad avviare la trasfusione. A conti fatti mio padre non sarebbe uscito prima delle 9 del mattino successivo». 

Scelta l'Umbria. Troppo tempo per una persona in precarie condizioni di salute, così il paziente è stato costretto a lasciare il de Lellis e a tornare in Sabina a notte fonda. «Giovedì mattina – racconta il figlio – siamo andati all’ospedale di Terni, dove già eravamo stati in un’altra occasione. In poco tempo è stato risolto tutto. Mentre si attendevano i risultati delle analisi, era già stata preparata la sacca di sangue e mio padre era pronto per la trasfusione. I nuovi esami hanno indicato un valore migliore dell’emoglobina e, a quel punto, è stato scelto di evitare la trasfusione. Tutto in poco tempo, rispettando il malato ed evitando rischi inutili per una persona con problemi di questo tipo».

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