Manovra, Meloni incontra i capigruppo: dalle pensioni a Opzione donna le richieste dei partiti (e i paletti di Palazzo Chigi)

Vertice con i gruppi di maggioranza

Manovra, Meloni incontra i capigruppo: dalle pensioni a Opzione donna le richieste dei partiti (e i paletti di Palazzo Chigi)
di Andrea Bulleri
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Mercoledì 7 Dicembre 2022, 13:16 - Ultimo aggiornamento: 8 Dicembre, 09:40

Prima i capigruppo di maggioranza, poi i sindacati. Nuovo giro di incontri a Palazzo Chigi per Giorgia Meloni. Il dossier sul tavolo è ancora quello della manovra, il cui iter a Montecitorio procede a tappe forzate: scade oggi il termine per presentare emendamenti in commissione Bilancio. Proposte di modifica che andranno poi vagliate, di qui a domenica, da parte del governo, che potrà procedere con le "segnalazioni" per mandare in discussione solo una parte delle migliaia di richieste in arrivo dai partiti. 

Proprio a questo è servito il vertice di questa mattina di Giorgia Meloni con i presidenti dei gruppi di maggioranza. Oltre al premier, all'incontro - cominciato con una quarantina di minuti di ritardo - hanno partecipato Tommaso Foti e Lucio Malan per Fratelli d'Italia, Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo per la Lega, Alessandro Cattaneo e Licia Ronzulli per Forza Italia. Al tavolo anche Maurizio Lupi, di Noi Moderati. Obiettivo: arrivare alla quadra sulle richieste di modifica dei partiti di centrodestra, Lega e Fi in particolare. 

Manovra, 400 milioni di riserva per gli emendamenti

A disposizione ci sono circa 400 milioni  "di riserva" che Palazzo Chigi avrebbe accantonato proprio per venire incontro alle proposte di emendamento parlamentari, opposizioni comprese. Basteranno a soddisfare gli appetiti dei vari schieramenti? Quel che è facile prevedere è che i "sì" dell'esecutivo, necessariamente, non potranno essere molti. A cominciare dalle richieste più costose, molte delle quali arrivano da Forza Italia.

Le richieste di Berlusconi

Il partito azzurro già da settimane ha messo nel mirino alcune parole d'ordine, pensioni minime in primis. Silvio Berlusconi (che nel programma elettorale forzista proponeva di portarle a mille euro al mese) ha chiesto che la rivalutazione sia più corposa, e che l'assegno minimo arrivi a sfiorare almeno i 600 euro mensili. Non solo: da Fi insistono anche sulla necessità di estendere i termini del Superbonus 110% e destinare risorse allo sblocco dei crediti incagliati. E poi c'è il tema del taglio delle tasse per i neo-assunti under 36, che gli azzurri avrebbero voluto più importante (la versione della legge di Bilancio presentata dal governo prevede una decontribuzione di 6mila euro). 

Pensioni, opzione donna senza figli: ecco come cambia

La Lega

Ma sulla lista ci sono anche le richieste della Lega. Che, come Fi, insiste sul tema pensioni, cavallo di battaglia del Carroccio salviniano. Si punta, in particolare, a potenziare Opzione donna, il sistema che consente l'uscita anticipata delle lavoratrici (che in un primo momento si era previsto di legare al numero dei figli, anche se il tema ora è tornato in discussione). I leghisti però vorrebbero anche potenziare lo stralcio delle cartelle esattoriali, previsto per quelle fino a mille euro: la richiesta è di aumentare la soglia, almeno fino a 1.500. 

I paletti di Palazzo Chigi

Interventi che si scontrano però con il realismo imposto da Palazzo Chigi, che ha piantato coi partner di maggioranza almeno due paletti: quello delle coperture, che non potranno variare, e quello dei tempi, che devono essere rispettati (pena il rischio di esercizio provvisorio se l'iter della finanziaria non fosse concluso entro il 31 dicembre). Il messaggio, insomma, è stato chiaro: non si potrà dire di sì a tutto. Qualche apertura, però, è già arrivata. A cominciare da Opzione donna, per cui sembra tramontata l'ipotesi di legare l'età di uscita dal lavoro per alcune categorie di donne al numero dei figli. Anche sulle pensioni minime, secondo quanto trapela a incontro ancora in corso, l'idea è quella di ritoccare al rialzo gli assegni, seppur non nella misura chiesta da Forza Italia (sarebbe troppo costoso). Più arduo, invece, che si possa dare il via a una decontribuzione totale per i neo-assunti under 36, a meno che non si voglia rimettere mano pesantemente al nodo coperture. Mentre sul Superbonus, possibile che alla fine la soluzione sia quella della proroga fino al 31 dicembre, come vorrebbero i forzisti. 

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