Covid, niente lockdown (per ora). Weekend blindati e coprifuoco anticipato: il Cts valuta la stretta in zone rosse. Rt a 1,3

Coronavirus in Italia, Rt a 1,3 e intensive piene. Il Cts valuta lockdown: stretta nelle zone rosse
di Marco Conti, Mauro Evangelisti e Diodato Pirone
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Lunedì 8 Marzo 2021, 22:52 - Ultimo aggiornamento: 9 Marzo, 10:48

Una stretta alle regole nelle Regioni o nelle aree dove è più forte la circolazione del virus è imminente. Restrizioni ancor più drastiche nelle zone rosse, ma il criterio delle fasce resta e un nuovo lockdown nazionale, in stile marzo dello scorso anno, non è alle viste. La pressione del Cts e della Cabina di regia è però forte e una sua convocazione con i capidelegazione è possibile che avvenga oggi, soprattutto se il ministero della Salute intende cambiare alcuni parametri per valutare l’indice Rt che potrebbe far cambiare colore a molte regioni.

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Le ipotesi sul campo per nuove chiusure sono tante e a farle sono i componenti del Cts e della cabina di regia che si dividono tra coloro che vorrebbero l’Italia tutta in zona rossa (Sardegna compresa), coloro che vorrebbero anticipare il coprifuoco alle sette di sera, altri che pensano sia opportuno chiudere tutti in casa nei fine settimana. Una babele di proposte più o meno suggestive che si scontrano con il dpcm varato solo qualche giorno fa proprio sulla base dei suggerimenti del Cts e che il governo si propone di esaminare con cura ma senza isterismi. Compresa la possibilità di far scattare in automatico la zona rossa laddove venga superato il rapporto dei 250 casi ogni 100 mila abitanti. Quanto pesino sulle scelte le sensibilità dei partiti è difficile dirlo anche se ieri Berlusconi ha invitato Draghi a «garantire scelte chiare, coerenti, con adeguato anticipo» e Salvini ha sostenuto che «un nuovo lockdown senza vaccini non serve a niente».

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Oggi si riunirà ancora una volta il Cts, ma prima del fine settimana è difficile possano esserci novità anche perché il nuovo Dpcm ha istituito un tavolo presso il ministero della Salute, al quale partecipano i ministri Speranza e Gelmini e le Regioni che sceglieranno solo giovedì i propri rappresentanti. 

Le proiezioni che circolano tra gli esperti del Ministero della Salute sono alla base della richiesta di restrizioni più severe, ancora più dei dati del report settimanale o di quelli giornalieri. Ieri, al di là del superamento del drammatico limite psicologico dei 100mila morti per Covid, c’è stata una timidissima frenata nella velocità della crescita del numero dei nuovi casi. Però c’è stata anche una pericolosa impennata dei ricoveri (più 782): attualmente negli ospedali italiani ci sono 24.531 pazienti Covid, di cui 2.700 in terapia intensiva. Dal 21 dicembre non si registrava un dato così alto. Con il ritmo di crescita di questi giorni (anche ieri altri 231 nuovi ricoveri in rianimazione) si raggiungerà preso il picco di 4.000 che era stato toccato nella prima fase della pandemia.

Non solo: se si guarda l’indice di trasmissione nazionale, che nel report era a 1,07, ma sulla base di dati di 7-10 giorni fa, i calcoli sulla situazione attuale ipotizzano almeno 1,2-1,3. Anche su base regionale l’Rt del Lazio reale rischia di raggiungere quel livello (oggi è sotto a 1), stesso ragionamento per il Veneto. In linea di massima, salvo poche eccezioni come la Sardegna, quasi tutte le Regioni hanno l’Rt sopra 1. Inoltre, le varianti stanno correndo: paradossalmente ormai non preoccupa più quella inglese, perché è già la dominante, ma quella brasiliana, per la quale sono stati segnalati casi ora anche nel Lazio, sia nelle zone confinanti con l’Umbria (dove c’è stata la diffusione maggiore di queste varianti), sia in provincia di Frosinone. 

«Bisogna chiudere ora - è la tesi che circola tra gli esperti e a cui anche Speranza crede - per avere qualche settimana a disposizione per vaccinare molte persone». Le spinte a provvedimenti più rigorose erano cominciate prima, un mese fa, con il consulente del ministro, il professor Walter Ricciardi; ora, sia pure con sfumature differenti, arrivano anche dal Comitato tecnico scientifico e dalla Cabina di regia (formata da dirigenti del Ministero della Salute come il professor Gianni Rezza e dai vertici dell’Istituto superiore di sanità).

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LE MISURE

Giro di vite nelle aree a più alto rischio

Sul tavolo del Cts e della Cabina di regia sono presenti varie ipotesi di intervento. Quella più gettonata riguarda l’aumento delle zone rosse che potrebbero essere istituite “saltando” la lunga procedura prevista al momento che interviene sulla base di dati vecchi di 7/10 giorni. In sostanza la fascia rossa scatterebbe sulla base dei dati raccolti un paio di giorni prima dalle Regioni e non più su quelli validati dall’Iss ma che risalgono alla settimana precedente.
L’altra ipotesi su cui si lavora è la serrata dei negozi almeno dove sono chiuse le scuole. L’obiettivo è chiarissimo: evitare che i ragazzi facciano le lezioni scolastiche da casa al mattino e al pomeriggio si riversino nei centri commerciali, col rischio di contagiarsi a causa della variante inglese che «sceglie» i più giovani. Al ministero dell’Istruzione si susseguono le riunioni per valutare insieme agli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità tutte le possibili ipotesi sul tappeto. Diversi governatori premono per la più estrema delle soluzioni: chiudere le scuole, tutte e in tutta la nazione.

Modello Natale, Italia in rosso nei week-end

Un’altra idea che circola con insistenza è quella di riprendere il cosiddetto “modello Natale” ovvero la decisione di passare in fascia rossa l’intero Paese per i giorni festivi o prefestivi e in arancione i giorni feriali. Ma potrebbero essere prese misure innovative come la sospensione delle vaccinazioni di massa in alcune aree (la circolazione delle persone comporta automaticamente un aumento dei contagi) e, al contrario, la concentrazione delle somministrazioni nei centri urbani più colpiti. Quest’ultima soluzione è stata adottata la scorsa settimana dalla Regione Lombardia in alcuni paesi, come Viggiù in provincia di Varese, particolarmente colpiti dalla variante inglese con risultati che paiono incoraggianti perché sembrerebbe che l’incremento delle infezioni sia stato frenato. A favorire questa soluzione potrebbe essere anche la circolare del ministero della Salute che consentirà di utilizzare il vaccino AstraZeneca anche su persone con oltre 65 anni, come già da una decina di giorni stanno facendo Francia e Germania e come la Gran Bretagna fa già da Natale.

Anticipo del coprifuoco forse già alle ore 19

Altra ipotesi sul tappeto è quella di rendere ancora più rossa la fascia rossa nelle micro-zone dove la variante inglese e quella brasiliana già la fanno da padrone. Si potrebbe allargare ulteriormente le chiusure che già, in base all’ultimo Dpcm firmato dal presidente del Consiglio Mario Draghi, prevedono la serrata anche dei parrucchieri e dei barbieri. Nella peggiore delle ipotesi - e sempre per aree limitate - potrebbe scattare un anticipo del coprifuoco addirittura fino alle 19. La filosofia del Dpcm e l’esigenza di nuove regole. Il Dpcm in vigore fino al 6 aprile affida ai presidenti delle Regioni e ai sindaci la responsabilità di adottare misure più restrittive. Ma ora, visto che il virus non accenna a rallentare la corsa, sì impone la necessità di uniformare le regole e valutare il rafforzamento delle misure in particolare in alcune aree del Paese. Il parametro dei 250 casi su 100.000 persone, già applicato per far scattare la chiusura delle scuole, potrebbe essere sostituito perché disincentiva le Asl e le Regioni dal cercare il virus facendo tamponi a tappeto.

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