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Libia, Haftar e Serraj: faccia a faccia da Putin. Atteso anche Erdogan

Lunedì 13 Gennaio 2020 di Cristiana Mangani
Libia, Haftar e Serraj: faccia a faccia da Putin. Atteso anche Erdogan

C'è una data fissata per la Conferenza di Berlino e c'è un incontro che potrebbe evitare al summit tedesco il rischio dell'ennesimo flop sulla Libia. È il 19 gennaio, domenica prossima, l'ipotesi più concreta per la riunione che dovrebbe portare intorno a un tavolo Italia, Egitto, Turchia, Algeria, Germania, ma anche Russia, Cina, Regno Unito e Usa. Tutti i leader dei paesi europei e africani, più i rappresentanti degli altri Stati, che dovrebbero essere - come nel caso dell'America - non proprio di primissimo piano.

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E c'è poi l'altro evento, quello che potrebbe avere un peso determinante nella buona riuscita della Conferenza tedesca, ed è previsto per oggi, a Mosca, dove Vladimir Putin accoglierà il presidente del governo riconosciuto dall'Onu, Fayez al Serraj, e il generale Khalifa Haftar. Non è ancora chiaro se sarà in Russia anche il leader turco Recep Tayyip Erdogan, sebbene ieri si facesse il suo nome.

Turchi e Russia, dunque, continuano a imporsi come interlocutori principali nella difficile mediazione tra Serraj e Haftar, e, dopo aver ottenuto l'ok da entrambe le parti sulla possibilità di una tregua nei combattimenti, proseguono nel tentativo di mediazione. Resta aperta, infatti, la partita sulla presenza a Berlino anche degli esponenti libici. Ed è forse uno degli aspetti sui quali Putin potrebbe decidere di insistere durante gli incontri.

LA DIPLOMAZIA
Accettare la tregua in Libia, seppure una tregua fragile con qualche sporadica violazione, rappresenta un grosso spiraglio per la diplomazia italiana ed europea, che in queste ore, sta continuando a lavorare. Lo dimostra il fatto che ieri il premier libico è volato a Istanbul dal suo principale sponsor, per rilanciare una conferenza nazionale di pace: un'evoluzione a cui gli altri paesi, inclusa l'Italia, guardano con fiducia, con il ministro Luigi Di Maio impegnato per costituire un tavolo a tre con Mosca e Ankara.

Dopo nove mesi di offensiva su Tripoli, Haftar ha accettato di fermarsi, almeno temporaneamente. Alcune ore dopo il suo rivale, Serraj ha fatto lo stesso: l'appello lanciato da Erdogan e Putin nel loro incontro dell'8 gennaio ha avuto l'effetto sperato, confermando che la crisi libica non si può risolvere senza un'intesa Mosca-Ankara. Ed è per questo, dopo aver visto la cancelliera Angela Merkel ed aver ribadito di voler lavorare per la stabilizzazione del paese, che Putin ha invitato i due protagonisti della guerra in atto nel paese.

Nelle stesse ore è stato emesso un comunicato congiunto delle rappresentanze diplomatiche di Francia, Germania, Italia, Regno Unito, Stati Uniti e delegazione dell'Unione europea in Libia, con il quale «le ambasciate si uniscono alla Missione di sostegno delle Nazioni Unite per la Libia (Unsmil) nell'accogliere con favore l'accettazione di un cessate il fuoco e l'annuncio che sia il Governo di accordo nazionale libico (Gna) che l'Esercito nazionale libico (Lna) fermeranno le operazioni militari. Esortiamo le parti - hanno aggiunto su una nota pubblicata sul sito dell'ambasciata americana in Libia - a cogliere questa fragile opportunità per affrontare le questioni politiche, economiche e di sicurezza alla base del conflitto».

TOBRUK
Quanto reggerà la tregua non è facile dirlo. Di certo la soluzione tra Tripoli e Bengasi non è dietro l'angolo. Ancora ieri Serraj ha ribadito che la pace potrà esserci solo se Haftar ritirerà le truppe. Qualcosa che il generale non vuole neanche sentir nominare. Tanto che il presidente del parlamento di Tobruk, Aguila Saleh, ha annunciato che stanno valutando se chiedere l'assistenza militare dell'Egitto, qualora ci fossero delle ingerenze straniere.
 

 

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