GIUSEPPE CONTE

Libia, Serraj a Palazzo Chigi con Conte: «Ok al cessate il fuoco se Haftar ritira le truppe»

Sabato 11 Gennaio 2020
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Libia, Serraj a Palazzo Chigi, Conte: «Stop armi e interferenze esterne»

«Accogliamo con piacere l'iniziativa di Russia e Turchia per un cessate il fuoco» ma la condizione è che Haftar si «ritiri». Dopo tre giorni di blackout con l'Italia per digerire il pasticcio dell'accoglienza del suo rivale a Palazzo Chigi, il premier libico Fayez al Sarraj ha deciso di accettare l'invito di Conte e tornare Roma. Senza però nascondere lo scetticismo nei confronti della possibilità che si fermino realmente le armi: «Siamo sempre disponibili ad accogliere qualsiasi tipo di iniziativa possa andare nella direzione» di una tregua, ha detto, ma la condizione è «il ritiro della parte che attacca, che non sembra disponibile a ciò, perché ha un altro modus operandi». Una linea chiara (e nota) nei confronti di chi appena tre giorni fa ha varcato la soglia di palazzo Chigi. 

Libia, Di Maio su Fb: «Invettive gratuite contro il governo»

​È stato proprio Conte a far riferimento all'incontro che ha spinto Serraj mercoledì scorso a saltare la tappa italiana. «Ho rappresentato con forza ad Haftar» la posizione dell'Italia «che lavora per la pace» e gli ho espresso «tutta la mia costernazione per l'attacco all'accademia militare di Tripoli», ha assicurato. Un messaggio al generale, proprio mentre Conte e Sarraj si stavano incontrando a palazzo Chigi, lo ha lanciato da Mosca anche il suo grande sponsor, il leader russo Vladimir Putin, dopo aver incontrato la cancelliera tedesca Angela Merkel. «Conto molto - ha detto - che a mezzanotte, come abbiamo esortato con Erdogan, le parti in contrasto cesseranno il fuoco e smetteranno le ostilità: poi vorremmo tenere con loro ulteriori consultazioni». 
 

 

Ed è proprio sui passaggi successivi alla tregua che la comunità internazionale ha non pochi dubbi. I primi li ha espressi proprio Conte. L'Ue, ha spiegato, è «la massima garanzia che si possa offrire all'autonomia e all'indipendenza» della Libia, garanzia «di non rimettere le sorti future del popolo libico alla volontà di singoli attori». Come dire, sta ora ai libici decidere a chi affidarsi. Non a caso dopo l'incontro il premier ha sentito il presidente francese Emmanuel Macron con il quale ha ribadito l'importanza del «coordinamento europeo». E, a quanto si apprende, è in agenda anche una telefonata con la cancelliera. La priorità ora è la conferenza di Berlino, che Merkel da Mosca ha assicurato che si terrà a breve. 

L'impegno dell'Italia punta infatti ad una rapida realizzazione del summit, aperto a tutte le parti, per il quale, secondo Sarraj, l'ostacolo è sempre lo stesso: Haftar. Ma il lungo faccia a faccia 'riparatorè tra Conte e Sarraj (tre ore, forse non a caso esattamente come quello con il generale) è servito anche per fugare una serie di sospetti su un possibile voltafaccia italiano e ribadire la posizione «lineare e coerente» tenuta fino ad oggi. «L'Italia - ha assicurato il premier - ha sempre lavorato per una soluzione politica, per contrastare l'opzione militare, ritenendo quella politica l'unica prospettiva che possa garantire al popolo libico benessere e prosperità. Non abbiamo altri obiettivi, non abbiamo agende nascoste».

Un messaggio chiaro anche per i paesi che giocano la partita libica su più di piano. E una rassicurazione a Sarraj, che ha voluto suggellare 'in chiarò la pace fatta, durante la sua dichiarazione: «Ho avuto modo di apprezzare - ha detto - il ruolo dell'Italia in questo dossier». Ma un messaggio il premier lo ha voluto lanciare anche in chiave interna, sottolineando che sulla Libia si lavora in «costante coordinamento» con il ministro degli Esteri Luigi Di Maio. Che proprio in mattinata aveva parlato di «invettive gratuite contro il Governo» per il presunto «scarso ruolo a livello internazionale dell'Italia». Ora, ha detto dopo l'incontro Conte-Sarraj, «c'è chi si dovrà ricredere».

Ultimo aggiornamento: 23:26 © RIPRODUZIONE RISERVATA