Gualtieri sindaco di Roma: «Chiamerò Draghi sull’Expo. Modello Capitale per la sinistra». E su M5S: qui niente alleanze

Il nuovo sindaco: «La città ha sofferto fin troppo. L’astensione? Lavorerò per ricucire con le periferie»

Gualtieri sindaco di Roma: «Chiamerò Draghi sull Expo. Modello Capitale per la sinistra»
di Lorenzo De Cicco
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Lunedì 18 Ottobre 2021, 22:31 - Ultimo aggiornamento: 19 Ottobre, 11:34

Roberto Gualtieri, la prima telefonata nell’ufficio vista Fori, quello del sindaco di Roma?
«Chiamerò il presidente del Consiglio, Mario Draghi, gli chiederò di vederci il prima possibile, per parlare del Giubileo, dell’Expo, del Pnrr; per capire come Roma può contribuire a questa stagione di rilancio del Paese che il governo sta guidando bene. E al tempo stesso come il governo può sostenere Roma».

Ecco, come si sostiene la Capitale? Cosa chiederà?
«Intanto sul Giubileo mi aspetto che ci siano più risorse per Roma, per esempio con la legge di stabilità, per interventi straordinari sulle strade, sulle stazioni, ma anche per le politiche sociali. C’è tanto lavoro da fare».

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Lo dica, ora che ha vinto: è un po’ spaventato dalla missione che l’aspetta?
«Fare il sindaco di Roma fa tremare le vene ai polsi, so benissimo che sarà un lavoro impegnativo, questa città ha sofferto tanto, ha conosciuto una stagione di declino lunga, ma può rinascere, ha grandi risorse e io vorrei lavorare per unirle. Non basta una città efficiente, dev’essere una città che recupera anche l’ambizione, deve essere il traino del Paese».

Che ha pensato quando ha visto il primo exit poll: 60% a 40. Quando si è candidato se lo aspettava di vincere con questo scarto?
«Credo che in pochi avrebbero pronosticato un risultato del genere, abbiamo vinto dappertutto, in tutti i municipi in cui eravamo al ballottaggio, perfino nel XV, Roma Nord, il più difficile storicamente per il centrosinistra. Abbiamo preso oltre 260mila voti in più del primo turno. Credo poi che emerga un significato politico da queste elezioni».

Quale?
«Che se si può vincere a Roma unendo il centrosinistra, si può vincere così a livello nazionale. Il Paese non deve tornare in mano a una destra populista, non popolare».

 

L’affluenza è stata la più bassa di sempre, il 60% dei romani non ha votato.
«È innegabile che c’è un tema di distacco della politica dalle persone. Da sindaco, voglio prendere un impegno con chi non ha votato per sfiducia, per rassegnazione o per critica verso il nostro progetto. Lì dove c’è sfiducia, ora che siamo al governo metteremo ancora più impegno».

Qualche giorno fa ha incontrato Sala a Milano, che ha fatto la giunta in 6 giorni. A Roma che tempi dobbiamo aspettarci?
«Sala era il sindaco uscente. Bisogna vedere i tempi della proclamazione, ma una cosa la dico: lavoreremo con la massima rapidità per dare a Roma una giunta di livello».

I partiti, il Pd in testa, reclamano posti. Quanti saranno assegnati ai tecnici?
«Sarà una squadra con forti presenze esterne, persone competenti, sia nella giunta che nel resto dell’amministrazione, nelle posizioni di vertice».

Nomi?
«Li comunicheremo presto».

Con Raggi ha parlato?
«Non ancora».

La sindaca ha detto che collaborerà, dall’opposizione.
«È positivo che ci sia uno spirito di collaborazione in tutte le forze del Consiglio comunale».

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Per Raggi potrà esserci un ruolo in Campidoglio? Per esempio la presidenza dell’Aula, postazione non necessariamente politica, di garanzia?
«Ogni cosa a suo tempo».

Conferma però che non ci saranno grillini in giunta.
«Ovviamente non ci saranno, l’avevo detto in campagna elettorale e sono abituato a fare quello che dico».

E vale lo stesso per la lista Calenda, magari per l’ala renziana che dopo il primo turno ha tifato molto per lei?
«Il nostro perimetro politico è quello della maggioranza che si è presentata alle elezioni. Poi ovviamente siamo aperti a figure civiche, come dicevo. In generale, voglio rivolgermi a tutte le forze sociali, economiche, produttive: serve un patto per lo sviluppo, per l’occupazione. Chiedo a tutte le forze di questa città di partecipare a questa stagione di rilancio».

Con Michetti che vi siete detti al telefono?
«Michetti ha condotto una campagna civile, gliel’ho riconosciuto». 

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Dopo l’esperienza del notaio di Marino, teme bizze nella coalizione?
«Ma no, siamo tutti amici, anche quelli che si erano candidati alle primarie, dal giorno dopo hanno lavorato al mio fianco. Coltiveremo questa unità, sarà la nostra forza, perché solo uniti si cambiano le cose».

Abbiamo detto della prima telefonata. Il primo atto da sindaco?
«Serve una pulizia straordinaria della città».

Anche per allontanare i cinghiali...
«Purtroppo c’è una proliferazione in tutta Italia e Roma è molto sporca, quindi li ha attirati. Parleremo subito con la Regione per lavorarci».

Il secondo atto?
«Non faremo le cose in serie, prima una poi l’altra. Bisogna lavorare su tutti i fronti, Roma deve essere pulita, serve una buona manutenzione. I trasporti: dobbiamo accelerare il rinnovo della flotta, Atac deve fare più chilometri. Faremo un’agenzia per attrarre investimenti. Ed è fondamentale lavorare per il Giubileo e l’Expo».

Per il Giubileo serve un commissario?
«Io credo che il Giubileo del 2000 abbia funzionato, quello è l’esempio a cui guardare. Sono sincero: l’idea del mega-commissario mi lascia un po’ perplesso, ma ci siederemo subito al tavolo col governo per parlare della governance. E delle risorse».

In Campidoglio porterà la chitarra. Che canzoni suonerà?
«Magari i Maneskin. Ma non credo che avrò molto tempo».

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