M5S, Conte vince il referendum sul finanziamento e cambia natura al Movimento

M5S, Conte vince il referendum sul finanziamento e cambia natura al Movimento
di Marco Conti
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Martedì 30 Novembre 2021, 15:09 - Ultimo aggiornamento: 16:29

ROMA Per completare la profezia di Alessandro Di Battista e diventare come l’Udeur mancava solo l’accesso al finanziamento pubblico e ora è avvenuto. Dopo averlo sbeffeggiato per anni, il Movimento si prenderà il 2xmille avendo scoperto che la politica ha un costo e che il suo finanziamento è opportuno. 

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La vittoria 

Con Giuseppe Conte alla guida, nel Movimento cade un altro tabù che potrebbe scatenare ulteriori convulsioni interne, ma stavolta Conte ci ha messo la faccia. Ha proposto il referendum e lo ha vinto con il 72% malgrado la contrarietà di alcuni big del partito che si sono schierati pesantemente contro. Si chiude una pagina importante della retorica di Beppe Grillo e del suo Movimento che proprio del finanziamento pubblico ai partiti ne ha fatto un cavallo di battaglia. Va in archivio anche la retorica truffaldina delle restituzioni attraverso le quali gli eletti grillini dicevano di sostenere la piccola impresa. Dopo le espulsioni per mancati versamenti dei primi tempi della legislatura, i vertici del Movimento si sono dovuti arrendere perché rischiavano di rimanere da soli nei partito. Ormai da mesi non versa più nessuno. O quasi. Quindi servono i soldi e l’unico rubinetto legale rimasto aperto è quello del 2 per mille.

Il passato

Nel blog delle Stelle si leggeva nel 2014 quanto segue: “Il M5S non è un partito e non vuole i soldi del tuo 2 per mille. Il M5S ha restituito 42 milioni di euro di rimborsi elettorali, si finanzia con il lavoro e le piccole donazioni volontarie degli attivisti e sostenitori di tutta Italia e ha dimostrato che non servono soldi pubblici per fare politica”. Molta acqua è passata sotto i ponti e la trasformazione dei grillini in partito, o meglio nell’Udeur, si è completata oggi anche se non è ancora chiaro dove voglia portarlo Conte che ieri ha sostenuto che è il Pd a rimorchio del M5S e non il contrario, che il campo largo va bene ma se è ristretto altrimenti diventa un campo di battaglia, e che per votare serve una legge proporzionale con sbarramento al 5%. Con il successo di ieri Conte salda la sua leadership e scolorisce ancor di più quella di Beppe Grillo che, per ora, segue in silenzio.

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