Ballottaggio Roma, la resa di Michetti (lasciato solo): «Auguri, Roberto»

Ballottaggio Roma, la resa di Michetti (lasciato solo): «Auguri, Roberto»
di Francesco Pacifico
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Martedì 19 Ottobre 2021, 05:58

Mattinata quella di ieri passata tra il campo di padel e i familiari, con telefono rigorosamente spento. Poi alle 15, quando alla tv sono arrivati i primi exit polls, Enrico Michetti deve accettare la sconfitta. Non che dubitasse della bontà dei sondaggi, ma fino a domenica sera - racconta chi gli è stato vicino - «era convinto di vincere, si sentiva di diventare sindaco di Roma. Fino a un mese fa, parlava addirittura di vittoria al primo turno». Le cose sono andate diversamente: il candidato del centrodestra al ballottaggio si è fermato al 39,85 per cento. In totale 374mila voti, solo 40mila in più rispetto a due domeniche fa, senza intercettare i consensi di Virginia Raggi e Carlo Calenda, ai quali aveva lanciato non pochi ami.

La resa di Michetti


Da settimane non si respirava più l'ottimismo di Michetti al suo quartier generale in zona Eur. Alle 15, quando si è capito che la partita era chiusa, c'erano più giornalisti che esponenti del centrodestra. Presenti solo i parlamentari di Fratelli d'Italia Paolo Trancassini (l'avvocato ristoratore che ha presentato Michetti a Giorgia Meloni) e Fabio Rampelli («Non bisogna mai abbandonare gli amici dopo la sconfitta»), la consigliera regionale Chiara Colosimo, il coordinatore romano Marco Milani, e Arianna Meloni, sorella di Giorgia. Assenti Simonetta Matone, prosindaca in caso di vittoria, Vittorio Sgarbi, assessore alla Cultura in pectore o la stessa Meloni che a differenza di due settimane prima, ha scelto il fortino di via della Scrofa «per ammettere la sconfitta, ma non una debacle» e per denunciare «una campagna elettorale trasformata dalla sinistra in criminalizzazione dell'avversario».

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È in questo clima di disfatta che verso le 17.30 arriva Michetti. Passa da un'entrata secondaria, con lui ci sono i figli, è intabarrato in un piumino molto stretto. Soprattutto è scosso, anche quando prova a sfoggiare per le telecamere il suo sorriso migliore. Poche parole e nessuna risposta alle domande: «L'esito è laconico. Ringrazio i partiti e il mio staff per come mi hanno sostenuto. E faccio gli auguri al sindaco Gualtieri, perché Roma è la cosa più importante». Nessun chiarimento, pure atteso da FdI, sul suo futuro in consiglio comunale: in passato aveva promesso che sarebbe rimasto come consigliere d'opposizione, ora c'è chi fa da notare che questo ruolo potrebbe essere in conflitto sia con il suo lavoro di consulente amministrativo per altri sindaci sia con quello di membro del comitato di garanzia del Veneto per le Olimpiadi invernali 2026. Arriva invece una piccola autodifesa, che collima con le parole di Meloni: «Credo che abbiamo dato il massimo in queste condizioni. Spero che in futuro il clima sia diverso e che si parli solo dei problemi della città».


I ringraziamenti

Quindi si alza, abbraccia Trancassini tra gli applausi dello staff e corre scortato da suoi in una saletta lontano da occhi indiscreti. Qui ringrazia il suo staff - «Forse si poteva andare meglio? Non credo, si è perso anche a Latina» - poi chiede che gli chiamino Gualtieri. Vuole complimentarsi con lui prima che l'ex ministro salga sul palco di Santi Apostoli: «Ti faccio gli auguri per un incarico prestigioso, ma non sai quanto si preannuncia difficile».
 

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