TikTok, allarme sindrome di Tourette: «I ragazzi si ammalano a forza di guardare video»

TikTok, allarme sindrome di Tourette: «I ragazzi si ammalano a forza di guardare video»
di Antonio Calitri
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Sabato 23 Ottobre 2021, 06:41 - Ultimo aggiornamento: 24 Ottobre, 16:02

Contrazioni frequenti, multiple, rapide dei muscoli facciali. Gesti replicati involontariamente. Espressioni e suoni che si ripetono senza averne l'intenzione. Dalle prime fasi della pandemia, specialmente dall'inizio del lockdown, sono molti gli adolescenti - in particolare le ragazze - dal Regno Unito agli Stati Uniti, dal Canada fino all'Australia, che si sono rivolti al medico per l'improvviso manifestarsi di tic associabili alla Sindrome di Tourette.

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IL CONTAGIO
A causare il fenomeno, secondo più di uno specialista, sarebbe stata l'eccessiva esposizione a video, frequenti online, di influencer con la Sindrome di Tourette, appunto, disturbo neurologico caratterizzato da tic multipli ripetuti. Insomma, secondo tanti professionisti, la sindrome correrebbe sui social, in un vero e proprio contagio, digitale nella sua primissima espressione, ma concreto nelle sue manifestazioni. A dare l'allarme è stato il Wall Street Journal. Negli Stati Uniti, infatti, i centri pediatrici specializzati in disturbi del movimento e sindrome di Tourette, in questo periodo, hanno riscontrato un sensibile aumento di casi di ragazze con tic, peraltro, simili. A fare da trait d'union tra le pazienti sarebbero proprio alcuni video visti su TikTok. Al Cincinnati Children's Hospital Medical Center, si contano, in media, dieci casi ogni mese a partire da marzo 2020: numeri dieci volte più alti rispetto a quelli del periodo precedente alla pandemia. Il trend si conferma anche in altre città. E non solo negli States. Il fenomeno è stato riscontrato pure nel Regno Unito, dove i video con l'hashtag #tourettes, a gennaio, avevano avuto circa 1,25 miliardi di visualizzazioni. Un numero importante, salito vertiginosamente a 4,8 miliardi nei mesi successivi.
Il problema c'è anche nel nostro Paese. «La pandemia ha portato, in generale, a un incremento di casi di disagio psicologico nei giovani, tra autolesionismo, ansia, depressione - spiega Chiara Illiano, psicologa esperta del mondo digitale dell'Ordine degli Psicologi del Lazio - E c'è stato un aumento di tic. Le cause di quest'ultimo possono essere varie. Da un lato c'è stata l'emersione di molti casi: su TikTok, tanti hanno voluto condividere la propria esperienza con i tic e questo è un dato positivo. Dall'altro, molti ragazzi hanno dichiarato che i tic si sono manifestati dopo aver visto contenuti di tale tipo. Ci può essere stato quello che, nella psicologia sociale, è definito effetto contagio, sorta di contagio di massa determinato dall'identificazione con gli altri pari. E questo è un fenomeno sicuramente da indagare». Alcuni medici, pur riscontrando il rialzo di casi, contestano le diagnosi di Tourette TikToker: la sindrome di Tourette colpisce principalmente i ragazzi ma l'aumento di casi in questo periodo vede in prevalenza protagoniste femminili. Intanto TikTok ha annunciato che sta studiando la questione, anche con la consulenza di esperti.


LA CAUSA
Il social potrebbe essere stato davvero la causa dell'incremento di casi di sindrome di Tourette? «TikTok è il mezzo attraverso il quale, in questo periodo, gli adolescenti si sono tenuti in contatto - prosegue Illiano - non va demonizzato, non è la causa dei tic, è stato il mezzo di diffusione dei video. L'effetto contagio è qualcosa di ben noto, quando si parla di adolescenti. Si pensi anche all'autolesionismo. Il lockdown ha destabilizzato profondamente i giovani». Al di là delle cause che gli specialisti stanno studiando, rimane il tema di come affrontare i nuovi disagi. «La sindrome di Tourette è un disturbo neurologico, che viene diagnosticato dopo un'attenta valutazione. Non tutti i tic sono ascrivibili a tale sindrome - commenta Illiano - è importante rivolgersi a un esperto che possa valutare la situazione e aiutare la persona. In alcuni casi, la sintomatologia può rientrare da sola, non in tutti però, ricorrere a un esperto aiuta a evitare che la situazione si aggravi. Fondamentale è la prevenzione: per i più giovani serve una vera alfabetizzazione digitale».

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