Uccise il padrone di casa ad accettate 30 anni di carcere

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Venerdì 21 Novembre 2014, 06:07

IL PROCESSO
Aveva colpito a morte con un'accetta il proprietario di casa, “esasperato da continue richieste di denaro”, come aveva detto subito dopo agli inquirenti. Ieri, per Emiliano Bollini, originario di Roma, trasferitosi a Cisterna neanche un anno prima del delitto, è arrivata una condanna a trenta anni di carcere per aver ucciso Ruggero D'Amato, 54 anni. Il processo, con l'accusa di omicidio volontario, si è svolto con il rito abbreviato davanti al giudice per l'udienza preliminare Laura Matilde Campoli, che nel primo pomeriggio ha sciolto la riserva stabilendo il massimo della pena per il 37enne difeso dagli avvocati Tommaso Carbone e Alberto Misiani, del foro di Roma. In mattinata la requisitoria del pubblico ministero Marco Giancristofaro, che ha ricostruito retroscena e dinamica dell'aggressione, per poi chiedere la stessa condanna per l'efferato delitto che si era consumato il 9 novembre dello scorso anno in una villetta di via Val Nerina. Era stato lui a comporre il 113 dopo aver colpito la vittima, che si era presentata a casa sua poco dopo le otto di mattina. Non voleva o non poteva pagare l'affitto arretrato e forse altri debiti e, al termine di una furibonda lite, aveva preso un'accetta e l'aveva colpito più volte. Emiliano Bollini, di professione imbianchino, aveva aspettato gli agenti sul luogo del delitto per poi confessare tutto. Solo nove mesi prima aveva lasciato la capitale e si era trasferito a Cisterna con la moglie, dalla quale aspettava una bambina. Anche la vittima era originaria di Roma e risedeva ad Aprilia dove lavorava presso una ditta che si occupa di pulizia e messa in sicurezza delle strade. Sui rapporti che intercorrevano tra i due, gli agenti del commissariato di Cisterna avevano iniziato a scavare, per verificare il movente economico e capire se ci fossero delle motivazioni oltre al pagamento di affitti arretrati, ipotizzando affari tra i due e quindi prestiti di denaro e recupero crediti.
Mariangela Campanone
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