Sperlonga, morte in piscina: iniziato il processo

Sperlonga, morte in piscina: iniziato il processo
di Marina Mingarelli
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Giovedì 28 Ottobre 2021, 05:03 - Ultimo aggiornamento: 11:57

Ragazzina di 13 anni annegata nella piscina dell'Hotel Virgilio, sotto processo per omicidio colposo sono finiti Mauro Di Martino, rappresentante legale della società che gestisce l'hotel, Francesco Saverio Emini, ex proprietario dell'albergo, ed Ermanno Corpolongo, il costruttore residente a Itri che aveva realizzato nel 2004 l'impianto di aspirazione. Secondo l'accusa sarebbe stato proprio il malfunzionamento dell'impianto a determinare il decesso di Sara Francesca Basso la giovane vittima che nel luglio del 2018 si trovava in vacanza con la mamma e la sorellina di quattro anni nell'hotel dove è avvenuta la tragedia. Tutti e tre gli imputati secondo il gup Bortone sarebbero responsabili del decesso della tredicenne. Ieri mattina nel corso della prima udienza dibattimentale che si è tenuta presso il tribunale di Latina c'è stata l'ammissione dei testi. Il prossimo 1 dicembre verranno escussi i testimoni del pubblico ministero. Tra questi anche il medico che si trovava in vacanza nell'albergo pontino e che per primo si era tuffato nella piscina nel disperato tentativo di salvare la bambina. Trasportata in eliambulanza presso il policlinico Gemelli della capitale, la minorenne era sopravvissuta soltanto poche ore. I suoi polmoni erano pieni di acqua ed i medici capitolini non hanno potuto fare nulla per strapparla alla morte.

La ragazzina era annegata perché trattenuta sul fondo della piscina da un bocchettone di aspirazione dell'impianto idromassaggio. La forza di quell'aspiratore pari a 480 chili, non ha permesso alla piccola Sara di ritornare in superficie. Secondo la procura che ha portato avanti le indagini quella tragedia poteva essere evitata se non si fosse peccato di imperizia.

Le irregolarità riscontrate nel corso dei rilievi effettuati dai tecnici incaricati avrebbero fatto sospettare da parte degli imputati, ad una mancanza di preparazione specifica . Per non parlare delle griglie che sarebbero risultate piatte e non concave al pavimento come da regolamento. A questo da aggiungere la mancanza di un interruttore di emergenza che potesse spegnere le pompe immediatamente in caso di incendio. Per la cronaca va detto poi che al momento dell'incidente in piscina non c'era personale esperto in salvataggi ed abilitato alla vigilanza ed alle operazioni di primo soccorso. I genitori si sono costituiti parte civile tramite l'avvocato Maria Minotti. Loro chiedono soltanto giustizia. 


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