La tempesta solare perfetta: fra aurore boreali e problemi ai satelliti

La tempesta solare perfetta: fra aurore boreali e problemi ai satelliti
di Emanuele Perugini
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Giovedì 4 Agosto 2016, 00:05 - Ultimo aggiornamento: 5 Agosto, 23:39

Se stamattina vi sarete svegliati con quel capello che proprio non ne vuole sapere di mettersi a posto, ebbene sappiate che magari, nel suo piccolo, anche lui ieri notte ha sentito passare la tempesta solare e si è un po’ elettrizzato. Proprio questa notte infatti la tempesta solare che era stata annunciata da alcuni giorni dal Servizio Meteorologico Solare della National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa), l’amministrazione Usa che si occupa di clima terrestre e spaziale oltre che di ambiente, è arrivata sulla Terra.

In realtà si tratta di una seconda tempesta solare, anzi di una sorta di rimbalzo, che già ieri notte ha manifestato i suoi effetti con magnifiche aurore boreali nei cieli del Nord del mondo. A cominciare dal Canada e dall’Alaska che la stessa Noaa ha previsto come aree di maggiore impatto. Meno probabile vederla sul lato europeo e asiatico del Circolo Polare Artico.
 
LA SCALA
La Noaa dedica così tanta energia allo studio delle tempeste solari e delle aurore boreali per il semplice motivo che questi enormi fasci di particelle ionizzate e di energia elettromagnetica hanno un potenziale impatto molto particolare sulle attività umane, nello Spazio, ma anche sulla Terra mettendo a rischio sistemi che hanno costi molto elevati, ma soprattutto, possono causare il black out delle comunicazioni e degli approvvigionamenti energetici su larga scala. «Per fortuna - spiega Giovanni Bignami, astrofisico e membro della Accademia dei Lincei - questa particolare tempesta non è così intensa. Siamo al “Livello G1” su una scala che arriva fino a 5. Tuttavia, ironicamente parlando, per gli orsi polari potrebbe essere una nottata elettrizzante. Molto più seriamente potrebbe esserlo per le linee ad alta tensione canadesi, perché queste particelle hanno la capacità di interagire coi nostri sistemi elettrici ed elettronici e, in qualche caso sono una minaccia per le comunicazioni, i trasporti e l’energia».

LE CAUSE
Le particelle sparate dal Sole nello Spazio, normalmente vengono intercettate dalla Magnetosfera terrestre e vengono deviate verso i Poli. È per questa ragione che l’arrivo sulla Terra delle tempesta solari coincide con le aurore boreali ed australi. Le particelle ionizzate interagiscono sopra i Poli con l’atmosfera terrestre e danno luogo a questi straordinari giochi di luce.

Oltre allo spettacolo, c’è però la fisica di questi fenomeni che è fatta proprio di energia, di particelle e di campi magnetici. «Naturalmente - spiega Bignami - i sistemi umani più esposti sono quelli che si trovano all’esterno dello scudo magnetico terrestre ovvero della Magnetosfera. Sono i satelliti per le telecomunicazioni che si trovano a stazionare a circa 36mila chilometri dalla superficie terrestre. Questi sistemi sono molto sensibili alle radiazioni provenienti dal Sole. Come pure i satelliti che gestiscono i sistemi di navigazione satellitare, Galileo, ma anche il GPS».

Meno a rischio gli astronauti che si trovano a bordo della Stazione Spaziale Internazionale. «Loro si trovano all’interno dello scudo di protezione del campo magnetico generato dalla Terra – dice Bignami - e dunque un po’ al riparo. A bordo dell’Iss esiste una cabina di sicurezza che è più schermata delle altre dove di solito si reca l’equipaggio proprio quando si trova in queste situazioni».

Nonostante questa tempesta Solare possa far immaginare a una certa vitalità da parte della nostra Stella, occorre sapere che in realtà il Sole si sta avvicinando, nell’ambito dei suoi cicli di 11 anni, a un periodo di minimo solare. Un periodo in cui l’attività generale del Sole e in particolare le sue macchie solari e la sua corona, saranno interessate da un generale indebolimento. «Paradossalmente - conclude Bignami - è proprio in questi momenti che si manifestano le tempeste solari più spettacolari. Ma non chiedetemi il motivo di questo singolare fenomeno, perché ancora non siamo riusciti a capirlo».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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