Sblocca cantieri, scontro sulle opere. Spariscono i fondi destinati a Roma

Sblocca cantieri, scontro sulle opere. Spariscono i fondi destinati a Roma
di Andrea Bassi
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Mercoledì 20 Marzo 2019, 00:21 - Ultimo aggiornamento: 10:47

Fumata nera. Roma, almeno per ora, non vedrà “scongelati” i 108 milioni da destinare al rifacimento di strade, piazze, parcheggi e alla riqualificazione di edifici pubblici. La norma era stata inserita dal ministero delle infrastrutture all’interno della bozza di decreto «sblocca-cantieri» che il consiglio dei ministri dovrebbe approvare oggi. A mettersi di traverso sarebbero stati i tecnici del ministero dell’Economia, che durante il preconsiglio che si è svolto ieri, hanno sollevato una serie di dubbi sulla possibilità di poter spendere ancora quelle somme finanziate da una legge che risale ormai ad una trentina di anni fa (quella su Roma Capitale del 1990). In realtà il ministero delle infrastrutture non avrebbe del tutto rinunciato alla possibilità di inserire il comma su Roma all’interno del decreto. I tecnici di Danilo Toninelli sono al lavoro per provare a sbrogliare la matassa.

Questa mattina è prevista una nuova riunione con i rappresentanti dell’Economia, e il ministero delle Infrastrutture sarebbe pronto a presentare una lunga serie di controdeduzioni alle obiezioni sollevate da via XX settembre. Ma ai dubbi tecnici si sarebbero sommati i veti politici. Durante tutta la giornata di ieri, in cui le riunioni preparatorie per il consiglio dei ministri di oggi si sono susseguite, Lega e Movimento Cinque Stelle hanno praticamente combattuto norma per norma. La Lega sarebbe riuscita, sempre con la sponda del ministero dell’Economia, a far saltare una serie di misure messe a punto da Toninelli e care ai Cinque Stelle. Sarebbe, per esempio, saltata la proroga del commissariamento per il completamento della Lioni-Grottaminarda, il completamento del Mose attraverso una rimodulazione del budget con i finanziamenti della Bei e della Cassa Depositi e Prestiti. 

IL COMPITO
Al momento fuori dal decreto è finita anche la nomina di un commissario per Reggio Calabria il cui compito avrebbe dovuto essere quello di utilizzare fondi per opere di risanamento e sviluppo risalenti addirittura al 1989. Al ministero, tuttavia, sono fiduciosi di poter recuperare il progetto agganciandosi alla norma generale sulla nomina dei commissari per le opere che sarà inserita nel decreto. Tornando ai 108 milioni per Roma, il Campidoglio contava sulla possibilità di ottenere fondi freschi da impegnare nella città, compresa la possibilità di utilizzarli per il rifacimento del manto stradale (la copertura delle buche). Del resto quei soldi erano stati impegnati su interventi decisi dieci i fa e dunque tutti da aggiornare. 

LA REVISIONE
Comprensibile, insomma, che le amministrazioni volessero rivedere la lista dei desideri grazie a questi trasferimenti che, come aveva spiegato il ministero nella relazione tecnica della norma, non avrebbero inciso sui vincoli di finanza pubblica. Anche all’epoca comunque la Capitale aveva scelto di destinare le risorse a strade, immobili e strutture pubbliche. La Città Metropolitana, alla quale erano stati invece destinati 11 milioni di euro di quei 108 milioni, aveva invece deciso di concentrarsi sul quadrante della via del Mare e nella rimodulazione ha individuato come prioritari i lavori di manutenzione sulla Laurentina. La Regione (la cui spettanza era limitata a otto milioni di euro) aveva puntato al completamento della tangenziale dei Castelli. La norma cassata dai veti della Lega, stabiliva che i progetti fossero inviati al ministero delle infrastrutture e a quello dell’Economia per l’approvazione, entro la fine di luglio. La norma si era resa necessaria anche perché oggi, pur volendo, non sarebbe possibile per il Comune riprogettare le opere. La Commissione tecnica alla quale dovevano essere trasmesse le domande di rimodulazione dei progetti, è stata cancellata da una legge e, dunque, pur volendo non è tecnicamente possibile avere un via libera ai nuovi piani. Senza una norma che corregga questo “buco” quei soldi rischiano di andare in «economia», ossia di essere persi definitivamente.

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