ROMA

“Giungla Capitale”, ora arriva lo stop ai giardinieri invalidi

Giovedì 26 Settembre 2019 di Lorenzo De Cicco
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I rinforzi per lo sgangherato Servizio Giardini del Comune di Roma, d’ora in poi, dovrebbero essere tutti in grado di fronteggiare pini e platani che continuano a venir giù a ritmi mai visti: 700 crolli dal 2016 a oggi. Con l’ultima infornata di dipendenti, le cose non sono andate proprio così: un addetto su tre, come abbiamo raccontato ieri su queste colonne, ha in tasca il certificato d’invalidità. Insomma, non può essere impiegato nelle mansioni fondamentali per arginare gli incidenti record: i giardinieri «inabili» non possono naturalmente salire sulle gru, non possono arrampicarsi sugli alberi, né darci sotto con i macchinari abituali del mestiere.

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«Al massimo possono svuotare i cestini dei parchi...», raccontano i colleghi sconsolati. Ora, con la nuova “call” per reclutare altri 100 addetti da qui alla fine del 2020, assicurano dal Campidoglio, arriveranno solo operatori adatti all’incarico, con tanto di prova di abilità e visite mediche. Proprio perché la sfida è decisamente ostica: Roma, la città più verde d’Europa con 44 milioni di metri quadri di ville, giardini e aiuole, si ritrova con quasi 50mila alberi malati o da abbattere, come ha calcolato lo stesso Comune. La sindaca Virginia Raggi ha parlato non a caso di un «piano straordinario di abbattimenti», anche se i fondi per finanziare un’operazione di questa portata sono da trovare.

«PIANTE A FINE VITA»
Si tratta di alberi vecchi, quasi tutti arrivati a fine vita, ma sul disastro dei crolli in batteria ha influito anche la manutenzione colabrodo degli ultimi anni. Colpa di una burocrazia limacciosa e pasticciona, che rallenta gli appalti - per aggiudicare la commessa delle potature ci sono voluti 26 (26) mesi - e di errori marchiani commessi da operai e tecnici: in alcuni quartieri sarebbero stati tagliati i tronchi sani al posto di quelli malati, come sospetta la Corte dei Conti che sulla vicenda ha aperto un’inchiesta. Nel frattempo, dal 2018 a oggi, oltre 1.500 romani hanno chiesto i danni al Comune, dopo aver avuto la peggio con ramaglie e fusti precipitati.

Ci sono poi altri tipi di tagli, quelli al Personale, che hanno avuto il loro peso, sempre in negativo: i giardinieri del Comune erano un migliaio fino a quindici anni fa, oggi sono 300 scarsi. Per di più, come hanno scritto gli esperti del Dipartimento Tutela Ambientale in un documento interno, ci sono «limitate risorse con professionalità specifica». 
Va detto che negli ultimi due anni qualcosa si è mosso e si è ripreso ad assumere, pur tra i paletti strettissimi del turn-over. Il problema è che tra i nuovi addetti appena assegnati al Servizio Giardini, uno su tre, appunto, è invalido: 15 «operatori per i servizi ambientali», confermavano ieri dagli uffici delle Risorse Umane, hanno inabilità di vario tipo, del 50 o del 60%, e non possono certo aiutare i 33 colleghi «della manutenzione» ingaggiati tramite i centri per l’impiego. Gli invalidi sono stati assunti, dicono sempre in Comune, con una procedura a parte, in base alle leggi sui portatori d’handicap nel pubblico impiego.

Tutto giusto, replicano i colleghi, ma perché non mandarli altrove, con mansioni meno delicate, anche a loro tutela? I posti ci sarebbero: dai custodi dei musei ai portieri degli stabili comunali. Perché assegnarli proprio a uno dei settori più in crisi e che avrebbe bisogno, invece, di forze pienamente operative? Non è chiaro. Il Campidoglio, in ogni caso, ora garantisce: il bando per i nuovi 100 posti riguarderà solo gli «operatori della manutenzione». I candidati quindi dovranno superare un test prima di firmare il contratto. E gli invalidi? Una decisione sugli incarichi non è ancora stata presa. Prima sarà fatta una ricognizione dei posti dove potranno lavorare con maggior profitto (e meno rischi) per tutti.
 

Ultimo aggiornamento: 13:39 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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