REDDITO DI CITTADINANZA

Reddito di cittadinanza, chiamata al lavoro pronta per 200 mila famiglie

Sabato 13 Luglio 2019 di Francesco Bisozzi
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Reddito di cittadinanza, chiamata al lavoro pronta per 200mila famiglie

I navigator sono finalmente pronti a scendere in campo. Ad attenderli al varco ci sono 200mila famiglie ritenute occupabili, ma un nucleo su quattro potrebbe rinunciare al sussidio a causa dei bassi importi erogati. Per chi ha ricevuto somme al di sotto dei 300 euro, una situazione che riguarda circa 50mila delle 200mila famiglie da convocare nei centri per l’impiego entro settembre, il gioco rischia di non valere la candela.

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L’Inps ha appena rilasciato il modulo (SR183) da presentare alle strutture territoriali dell’istituto di previdenza per la rinuncia al beneficio. Non solo. L’istituto ha anche precisato che le rinunce già presentate presso le strutture territoriali potranno essere ritenute valide laddove abbiano un contenuto analogo a quello del modello di rinuncia ufficiale, a dimostrazione che sono già in molti ad aver chiesto che venga disattivata la card del reddito di cittadinanza, come anticipato dal Messaggero a maggio. Il presidente Tridico finora aveva minimizzato il fenomeno delle rinunce, parlando di pochi e limitati casi.

I NUMERI
Sono circa 740 mila le famiglie che finora hanno avuto accesso al sostegno, a cui si aggiungono 100 mila percettori della pensione di cittadinanza per i quali però non sono previsti obblighi lavorativi. Il numero dei patti per il lavoro siglati dai beneficiari del sussidio invece è ancora fermo a quota zero, nonostante lo Stato abbia già speso quasi un miliardo di euro per caricare le card del reddito di cittadinanza in circolazione. Le prime convocazioni nei centri per l’impiego, attese per la fine giugno, sono slittate a luglio: alle Regioni mancava la strumentazione per contattare i nuclei occupabili. Dunque, dopo una «fase 1» piuttosto travagliata per via dei bassi importi erogati, anche la «fase 2» del reddito di cittadinanza si sta rivelando assai turbolenta. Lo Stato ha già speso circa un miliardo di euro per i versamenti ai beneficiari del sussidio, di cui quasi 200 milioni solo per alimentare le card delle 120 mila famiglie occupabili che hanno avuto accesso per prime al sussidio, ovvero ad aprile, e che da ormai tre mesi ricevono il reddito di cittadinanza senza muovere un dito. Insomma, il tempo stringe. Anche perché i componenti attivabili dei nuclei che hanno avuto accesso al bonus anti-povertà ad aprile andavano convocati già a maggio, ovvero entro 30 giorni dal riconoscimento del beneficio come stabilito dalla legge. Nel frattempo, il numero dei nuclei occupabili è cresciuto: secondo le stime dell’Ufficio parlamentare di bilancio, al momento le famiglie da avviare verso percorsi lavorativi sono 200 mila, ovvero il 26 per cento di quelle in possesso dell’agognata card. I navigator, tuttavia, non saranno operativi prima di Ferragosto. I 2980 vincitori del concorsone verranno assunti tra il 19 e il 24 luglio, una volta completate le convenzioni regionali con Anpal servizi. Dopodiché sono previsti tre giorni di orientamento alla fine di luglio, cui faranno seguito due settimane di formazione sul territorio. Infine, i tutor dovranno superare un test finale che certificherà il completamento del percorso formativo.

NAVIGATOR A METÀ AGOSTO
I “coach” cari al presidente dell’Anpal Domenico Parisi entreranno in pista perciò solo nella seconda metà di agosto. I navigator saranno assunti con un contratto di collaborazione fino al 30 aprile 2021 per un compenso lordo annuo pari a 27.338 euro. Le famiglie che verranno convocate nei centri per l’impiego rischiano sanzioni severe nel caso in cui non si dovessero presentare all’appuntamento. A chi diserterà il primo colloquio verrà sospesa l’erogazione del bonus per un mese. Un secondo no-show costerà al sussidiato due mensilità del reddito di cittadinanza. Dopo tre appuntamenti mancati senza giustificato motivo, il diritto al beneficio verrà revocato.

Ultimo aggiornamento: 11:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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