GOVERNO

«Subito il Recovery Fund». Pressing dell'Eurogruppo. ​Mes, il governo si spacca

Martedì 14 Aprile 2020 di Marco Conti e Antonio Pollio Salimbeni
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​Pressing dell'Eurogruppo Mes. il governo adesso si spacca

Il pressing continua. Anche nei giorni di Pasqua si fanno sentire il commissario agli Affari Economici Paolo Gentiloni e il presidente dell'Eurogruppo Mario Centeno invitando i paesi europei a fare presto sul Fondo per la ripresa (Recovery found) che dovrebbe essere licenziato al Consiglio europeo del 23 aprile. 

«Siamo spinti dall'urgenza di istituire il Fondo per la ripresa nel contesto di un piano di risanamento globale». Con queste parole il presidente dell'Eurogruppo Mario Centeno ha sintetizzato in una lettera al presidente della Ue Charles Michel l'orientamento dei ministri finanziari sulle decisioni per fronteggiare la crisi economica e creare le condizioni di rilancio dell'attività quando la diffusione del virus sarà ingabbiata. 

Nel frattempo maggioranza e opposizione si dividono al proprio interno, non sui bond europei, ma sul Fondo salva-stati (Mes). Il Pd è schierato sulla trattativa che l'Italia ha portato avanti con il ministro Gualtieri e che dovrà concludere il premier Conte che sulla questione tiene duro. 

«Il Mes non lo utilizzeremo però utilizzeremo il programma per la cassa integrazione europea, utilizzeremo i 200 miliardi della Banca europea degli investimenti», spiega il viceministro Antonio Misiani intevistato a Mattino5. Una linea, che piace a palazzo Chigi e al M5S, in parte anche dovuta all'esigenza di non indebolire la battaglia per i Recovery bond che l'Italia conduce insieme a Francia, Spagna e altri undici paesi europei. Una volta chiusa la trattativa, è possibile che sull'utilizzo dei 36 miliardi del Mes si riapra uno scontro interno. Non aspettano invece i renziani che con Luigi Marattin si chiedono «in quale riunione di maggioranza è stata presa questa decisione populista? Perché rifiutare uno strumento per il quale si è dato mandato ad un ministro di lottare? Ormai - conclude - per cogliere le differenze tra Pd e M5S serve un microscopio ad altissima risoluzione». Distinguo che dovranno in qualche modo ricomporsi in vista del voto su una mozione che solitamente le comunicazioni del premier alle Camere. Sempre più palese è invece la divaricazione interna al centrodestra. La Lega continua a tenere alto il no al Mes, in qualunque forma e condizioni, mentre Giorgia Meloni (FdI) contesta anche lo stesso inserimento del Mes tra gli strumenti necessari per affrontare la crisi. Molto diversa la posizione di Forza Italia che Silvio Berlusconi ha espresso pochi giorni fa e che Osvaldo Napoli difende e Antonio Tajani ribadisce sostenendo che «sarebbe assurdo non utilizzare i 36 miliardi, ora che il Mes è cambiato e non ci sono più condizioni». Una posizione che condivide anche Romano Prodi. Adesso che il Mes «non è più condizionato, non capisco più il mio Paese. Io sarei per usarlo», anche perché «è un prestito, ma talmente a basso interesse per cui: primo lo ripaghiamo a lunghissimo tempo, secondo ci costa un miliardo e mezzo in meno all'anno. Beh insomma... a caval donato, non si guarda in bocca».

Difficile dire se nel video-vertice del 23 i capi di stato e di governo riusciranno trovare un accordo sugli «strumenti finanziari innovativi» che solo per alcuni (Francia, Spagna e Italia) sono gli eurobond. Germania e fronte del Nord insistono per fare leva sul bilancio Ue 2021-2027. 

Entro il mese la Commissione presenterà una nuova proposta di bilancio. La prima era di 1.135 miliardi a prezzi 2018 (1,11% del reddito lordo Ue) e solo per fronteggiare la crisi attuale, secondo i commissari Gentiloni e Breton, sarebbero necessari 1500-1600 miliardi. La divisione è tra chi punta ad aumentare il volume del bilancio e chi a diminuirlo (proprio i paesi del fronte anti eurobond). La recessione scombinerà non poco le carte: a causa della perdita di pil e dell'aumento degli aiuti europei ai paesi più colpiti dal virus, per alcuni stati contributori netti del bilancio potrebbe ridursi lo scarto tra quanto versano e quanto ricevono in termini di fondi nei 7 anni. Ciò varrebbe innanzitutto per l'Italia (la Spagna è già beneficiaria netta). 

Ultimo aggiornamento: 12:47 © RIPRODUZIONE RISERVATA