Lisa Gerrard: «Con me al Colosseo rivivrà il Gladiatore»

Giovedì 24 Maggio 2018 di Simona Orlando
Il generale Massimo Decimo Meridio alias Russell Crowe tornerà sul luogo dei delitti, in occasione del cine-concerto Il Gladiatore Live. Anzi li toccherà per la prima volta, perché il regista Ridley Scott nel 1999 non ottenne i permessi per girare le scene dei duelli nell’anfiteatro Flavio e ne ricostruì una parte a Malta, il resto in digitale. Per questo per l’evento del 6 giugno al Colosseo (serata benefica per End Polio Now, 300 posti da 1500 euro), 8 e 9 giugno al Circo Massimo (6000 posti da 45 euro), si fonderanno cinema e storia.

In sincrono con il film, proiettato su schermo HD di 20 metri, i 200 elementi dell’Orchestra Italiana del Cinema diretta da Justin Freer eseguiranno la colonna sonora di Hans Zimmer e Lisa Gerrard, vincitrice del Golden Globe e nominata all’Oscar. Sul palco ci sarà lei, 57enne australiana che raggiunse il successo negli Anni ‘80 con il duo Dead Can Dance, miscela di folk, dark-rock, canti gregoriani, musica medievale. Dopo lo scioglimento nel ‘98 la sua voce accompagnò vari film (The insider, Ali, La ragazza che cantava alle balene) per poi approdare a Il Gladiatore come interprete e co-autrice. Ci risponde dalle montagne della Bulgaria, dove ha inciso il cd BooCheeMish con il coro delle Voci Bulgare.

Vedrà Colosseo e Circo Massimo per la prima volta? 
«Mai stata lì nemmeno da turista, mi adeguerò con un abito speciale. Cantare nei luoghi del film sarà come caderci dentro. Risveglierò la storia per far connettere Massimo alla sua terra».

Andò a registrare a Los Angeles 4 giorni. Ci restò 9 mesi.
«Quanto una gravidanza. Ridley Scott era presente, ogni sua scena sembrava un dipinto di Velázquez. Zimmer lavorava giorno e notte. Riuscì a far coincidere visione ed esperienza e rese il mio lavoro più poetico».

Fu schiacciata dalle loro personalità?
«No, ho avuto totale libertà. Era da poco morto mio fratello più piccolo, ero afflitta, e hanno permesso che questo dolore confluisse nei brani. Si sono lasciati commuovere. La canzone finale Now We Are Free, dove Massimo cammina fra i campi e si ricongiunge al figlio, è come io vedevo mio fratello nel suo viaggio per l’altrove».

C’è qualche suo brano che non è finito nel film?
«È stato usato tutto. Sono riuscita a suggerire emozioni senza prevalere sulle immagini».

Come lo visse da spettatrice?
«È una grande opera. C’è conquista, amore, morte. Ha commosso il mondo perché non è la storia di un gladiatore ma di un padre e un marito».

Dall’età di 12 anni canta in una lingua inventata.
«Con l’inglese mi sento prigioniera, devo ripetere le stesse frasi. Nella lingua interiore c’è purezza, nessuna menzogna».

Non rischia di non essere compresa?
«Non sono qui per condizionare le menti o dare consigli, ma per offrire conforto. Questa lingua spontanea non è mia, è della canzone. Il senso è suono. Se lo intendi davvero, lo trasmetti, e la mediocrità scompare, lascia spazio ad una ninna nanna che accompagna in luoghi gentili».

Nel suo disco “Twilight Kingdom” c’è Russell Crowe. Un amico o lo stima come artista?
«Scrive e canta benissimo, è un uomo leale e generoso, ritratto dai media in un modo che non gli rende giustizia».

Dead Can Dance: torneranno?
«A novembre con il nuovo disco, in tour da maggio 2019».

Nel 2005 collaborò con Ennio Morricone nel film “Senza destino”. Un bel ricordo?
«Sì e no. Morricone fu una benedizione. Accettai l’invito di venire a Roma, chiesi di poter registrare con l’orchestra dal vivo e invece…».

Invece?
«L’orchestra aveva già inciso, fu difficile sincronizzarmi e, da perfezionista, non fui soddisfatta della mia performance. Piansi per due ore in hotel. Ma il Maestro non era al corrente della mia richiesta e io non volli piantare grane. Lui è un tesoro mondiale».
 
Ultimo aggiornamento: 6 Giugno, 23:13 © RIPRODUZIONE RISERVATA