Putin sopravvissuto a 5 attentati, ora sotto protezione di una squadra di cecchini. Dall'Uk all'Azerbaigian, tutti i tentati omicidi

L'ultimo tentativo di omicidio (due mesi fa) è stato rivelato dal capo degli 007 ucraini

Putin sopravvissuto a 5 attentati
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Martedì 24 Maggio 2022, 18:55 - Ultimo aggiornamento: 21:01

Azerbaigian, 2002. Cremlino, novembre dello stesso anno. Londra, ottobre 2003. Odessa, 2012. Caucaso, due mesi fa. Vladimir Putin, nel corso della sua carriera politica, è sopravvissuto almeno a 5 tentativi di assassinio. Cinque attentati per eliminare lo Zar russo. Cinque cospirazioni sventate appena in tempo. Dell'ultimo agguato ha dato notizia l'altro giorno il capo dell'intelligence ucraina Kyrylo Budanov. L'ultimo di una lunga serie.

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Putin sopravvissuto a 5 attentati

Una sfilza di macchinazioni contro la sua vita (alcune delle quali probabilmente solo paventate) ma prese molto sul serio dal presidente russo che, secondo più fonti di intelligence, ha affidato la sua sicurezza a una squadra d'élite di cecchini. Si è circondato di professionisti che lo seguirebbero in tutti i suoi spostamenti. Pubblici e privati. Il loro compito? Localizzare eventuali attentatori ed eliminarli prima che abbiano la possibilità di premere il grilletto contro lo Zar. E si vocifera che Putin sia tanto ossessionato dall'idea che qualcuno stia cercando di prenderlo che cerchi spesso protezione nel suo bunker. E leggenda vuole che abbia assunto anche una squadra di persone deputate ad assaggiare il suo cibo prima che lo mangi, per scongiurare che possa essere avvelenato.

 

AZERBAIGIAN

L'episodio più lontano nel tempo risale al 2022. Durante una visita di Stato di Putin in Azerbaigian nel 2002, un cittadino iracheno fu arrestato con l'accusa di aver complottato per ucciderlo. Secondo i rapporti del tempo, il tentativo doveva aver luogo nel gennaio di quell'anno: l'uomo arrestato aveva con legami con l'Afghanistan e con le forze ribelli cecene. Doveva consegnare degli esplosivi a un complice. Le forze di sicurezza sventarono il piano, arrestando sia l'iracheno sia il complice. Furono condannati a dieci anni di reclusione.

L'AUTOSTRADA A MOSCA

Nel novembre 2002 emersero i dettagli di un altro complotto. Il leader russo avrebbe dovuto percorrere un'autostrada non distante dal Cremlino. Lungo la strada c'era un gruppo di persone che sostenevano che stessero installando nuove insegne. Un'ora dopo, però, un media riferì che 40 chili di esplosivo erano stati scoperti: sarebbero esplosi al passaggio dell'auto di Putin. I dispositivi sparirono misteriosamente, l'auto di Putin fu dirottata su un altro percorso.

LA COSPIRAZIONE BRITANNICA

Nell'ottobre del 2033 un complotto fu sventato dalla polizia antiterrorismo britannica. Una fonte anonima avvertì il Sunday Times che due aspiranti assassini erano stati arrestati, ma erano stati rilasciati senza accusa ed erano tornati in Russia. I due, uno presumibilmente un ex sicario dei servizi segreti russi, stava escogitando un complotto per far sparare a Putin da un cecchino durante un viaggio all'estero. Il rapporto che emerse ai tempi affermava che l'ex agente russo conosceva un alto ufficiale del Servizio di sicurezza federale (FSB), il servizio di sicurezza statale russo e successore del KGB sovietico, che avrebbe fornito informazioni sui movimenti di Putin mentre era all'estero, consentendo agli assassini di organizzare il colpo. I dettagli sono stati raccontati alla polizia britannica da Alexander Litvinenko, un ex ufficiale dell'FSB che ha disertato in Gran Bretagna tre anni fa. La polizia britannica confermò all'epoca che due uomini, di 40 e 36 anni, erano stati trattenuti dalla in relazione all'accusa, ma erano stati rilasciati dopo essere stati interrogati.

IL RIBELLE CECENO A ODESSA

Il ribelle ceceno Adam Osmayev, con presunti legami con il Regno Unito, fu mostrato dalla tv russa dopo che un presunto complotto per assassinare Putin era stato sventato nel 2012. Il presunto "terrorista" fu catturato dalle forze speciali nel porto ucraino di Odessa sul Mar Nero. Nell'apparizione alla tv di stato russa, mezzo nudo e con apparenti ferite, rilasciò una (presunta) confessione. «Il nostro obiettivo era andare a Mosca e cercare di uccidere il primo ministro Putin - disse - Avremmo agito dopo le elezioni presidenziali russe».

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