DONNE

Rivoluzione in Pakistan, aprono 1000 tribunali per difendere le donne dalla violenza di genere

Venerdì 28 Giugno 2019 di Simona Verrazzo

La creazione di oltre mille tribunali speciali per punire i reati contro le donne e difenderle dalla violenza di genere. A rendere la notizia ancora più importante il fatto che arrivi da un paese come il Pakistan, di forte impronta tradizionalista, noto per leggi severe come quella contro la blasfemia, che colpisce soprattutto la minoranza cristiana (vedi la donna cattolica Asia Bibi).

Adesso, invece, il secondo paese islamico più popolato del mondo (210 milioni è il totale della popolazione) ha deciso di dare un segnale concreto contro la piaga sociale della violenza sulle donne, in particolare quella domestica, ancora oggi considerata un tabù. L’annuncio è stato dato dal giudice capo del Pakistan, Asif Saeed Khosa, alla guida della Corte suprema. «Avremo 1.016 tribunali per la violenza di genere in tutto il Pakistan, almeno uno in ogni distretto – ha detto il giudice Khosa in un discorso ai suoi colleghi trasmesso dalla tv di Stato – L’atmosfera in queste corti sarà diversa dalle altre, così che chi denuncia un reato possa farlo senza paura».

Una vera rivoluzione, se si pensa che la locale ong Human Rights Commission of Pakistan ha riportato 845 violenze sessuali contro le donne per l’anno 2018, un numero che tiene conto soltanto degli episodi denunciati, che sono una piccolissima parte. Botte, stupri, incesti, ma anche aggressioni con l’acido, rapimenti per matrimoni forzati, delitti d’onore: le donne pachistane sono vittime di soprusi sia nelle loro famiglie d’origine sia in quelle acquisite con il matrimonio. La loro condizione è simile a quelle di tantissime altre realtà tradizionaliste. Questa svolta, se veramente venissi attuata, la decisione di Islamabad sarebbe un segnale per l’intera regione dell’Asia meridionale, dall’Afghanistan al Bangladesh. La strada, però, è ancora lunga e difficile. Nel 2019 Women’s Liveability Index, che stabilisce per paese il livello di vivibilità per le donne, il Pakistan si è piazzato al terzultimo posto (98 su 100).

Ma, nonostante la sua società maschilista, il Pakistan è salito agli onori delle cronache di tutto il mondo proprio per le sue donne, dalla studentessa attivista Malala Yousafzai (Nobel per la Pace nel 2014) alla regista documentarista Sharmeen Obaid-Chinoy (due premi Oscar). Ed è grazie a una donna che il Pakistan è passato alla storia come il primo paese a maggioranza islamica ad aver avuto un premier donna, Benazir Bhutto. Il suo carisma, però, non le ha evitato di morire assassinata in un attentato durante un comizio elettorale, nel 2007.

 

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