Asia Bibi lancia Sos: troppe ragazze cristiane abusate e costrette a conversioni forzate all'Islam

Martedì 8 Settembre 2020 di Franca Giansoldati
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Città del Vaticano - Asia Bibi, la donna pachistana simbolo delle persecuzioni cristiane e della lotta per la libertà religiosa, dal Canada dove ora vive dopo essere stata liberata (è stata per anni in carcere per l'accusa falsa di avere offeso Maometto), lancia un appello internazionale contro il brutale fenomeno delle adolescenti cristiane costrette  a convertirsi con la forza dopo essere state rapite e brutalmente stuprate dai rapitori. Una pratica che si è acuita negli ultimi tempi ed è al centro della denuncia di diversi organismi internazionali.

«So che queste ragazze sono perseguitate e faccio appello al primo ministro del Pakistan Imran Khan: per favore, aiuti le nostre ragazze perché nessuna di loro deve soffrire!», ha detto alla fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre (Acs).

Asia Bibi non manca di riparlare della legge anti-blasfemia, cioè le norme del codice penale pachistano in base alle quali possono essere condannati all'ergastolo o alla pena capitale chi viene accusato di questo reato. Basta per esempio - come è accaduto ad Asia Bibi - la testimonianza di una persona che afferma di avere sentito offendere il Corano o Maometto.

Per questo motivo Asia Bibi, madre di cinque figli, ha subito il carcere dal 2009 fino alla sentenza di assoluzione emessa dalla Corte Suprema del Pakistan nell'ottobre del 2018.

«Al momento della fondazione e della separazione del Pakistan dall'India il fondatore Ali Jinnah, nel suo discorso di apertura, aveva garantito libertà religiosa e di pensiero a tutti i cittadini. Oggi ci sono alcuni gruppi che usano le leggi esistenti ed io faccio appello al premier del Pakistan specialmente per le vittime della legge sulla blasfemia e per le ragazze convertite con la forza, perché tuteli e protegga le minoranze che sono anch'esse pachistane. Da vittima do’ il mio esempio: io ho molto sofferto e vissuto tante difficoltà, oggi sono libera e spero che questa legge possa essere soggetta a cambiamenti che vietino ogni suo abuso». © RIPRODUZIONE RISERVATA