Tar sospende lo scioglimento del consiglio comunale di Cisterna, Carturan torna al suo posto

Tar sospende lo scioglimento del consiglio comunale di Cisterna, Carturan torna al suo posto
di Claudia Paoletti
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Mercoledì 17 Febbraio 2021, 00:03

Mauro Carturan torna alla guida della città di Cisterna, almeno fino al 10 marzo. Ieri il Tribunale Amministrativo Regionale (Tar) ha deliberato la «sospensione propedeutica dello scioglimento del Consiglio comunale - è scritto nell’atto - la contestuale nomina del Commissario ad acta, la delibera del Consiglio Comunale del 30 gennaio della mozione di sfiducia del sindaco e di tutti gli altri atti e/o provvedimenti presupposti, collegati, antecedenti, successivi e consequenziali e, comunque lesivi dell’interesse a veder ricoperta la carica di sindaco e ad esercitarne le relative funzioni in capo al sindaco uscente».

La nomina del Commissario prefettizio è stata quindi sospesa in attesa della trattazione collegiale in camera di consiglio del 10 marzo. Il viceprefetto, Enza Caporale (insediata il 4 febbraio), ieri mattina ha dato attuazione al decreto e lasciato il posto al sindaco dopo 12 giorni di commissariamento della città. Le motivazioni del Tar fanno riferimento all’evidenza di errori e omissioni palesi, come la mancata convocazione al sindaco stesso del Consiglio comunale del 30 nel quale è stata discussa la mozione di sfiducia. «La mozione deve essere presentata per iscritto al Presidente del Consiglio Comunale e al Sindaco» e quindi non sarebbe valida per «eccesso di potere per violazione e falsa applicazione dell’art. 33 comma 2 del Regolamento sul Funzionamento del Consiglio Comunale» riferita all’assenza del sindaco.

«Del resto – è scritto nel ricorso firmato dall’avvocato Antonino Galletti – le argomentazioni poste alla base della mozione erano prettamente politiche ed afferivano alla gestione politica ed amministrativa del Comune, donde è evidente che, qualora il sindaco avesse avuto contezza dell’avvenuta convocazione, avrebbe potuto partecipare, interloquire pubblicamente con il Consiglio, difendere e chiarire il proprio operato, oltre che provare a trovare eventuali accordi e/o soluzioni idonee a disinnescare le ragioni sottese alla mozione».

Vizi di procedura, comunque da valutare e approfondire in sede collegiale. Nel ricorso (datato lunedì 15 febbraio), però non è stato tenuto conto che i ricorrenti Simonetta Antenucci, Gildo Di Candilo e Alberto Ceri non solo non erano “consiglieri comunali” ma nemmeno più assessori; come Renato Campoli, Marco Mazzoli e Maro Squicquaro non più consiglieri comunali. Così come nel decreto non è chiaro perché sia stato indirizzato (oltre che al Comune, al commissario e alla prefettura) anche alla consigliera civica di opposizione Maria Innamorato (non costituita in giudizio) e non a tutti gli altri firmatari della sfiducia. «Non so cosa dire – commenta la Innamorato – abbiamo firmato in 12 e votato in 14, perché solo a me? Aspetto che si pronunci il mio avvocato». «Tutto questo sta solo creando un intralcio al buon lavoro che aveva intrapreso il Commissario – commenta Andrea Santilli del Pd – che ci avrebbe traghettato fino alla prossima data utile per le elezioni».

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