MONTE SAN BIAGIO

Cinghiale infetto, dopo 30 anni rispunta la trichinosi: è trasmissibile anche all'uomo

Sabato 30 Novembre 2019 di Barbara Savodini
Un esemplare di cinghiale affetto da trichinosi, pericolosa infezione trasmissibile anche all'uomo, è stato intercettato, sequestrato e distrutto a Monte San Biagio.

A rilevare la spiacevole notizia l'Istituto zooprofilattico Lazio e Toscana a seguito dei prelievi del dottor Francesco Leone, dirigente veterinario dell'Asl di Latina, comprensorio Fondi-Terracina, per conto dell'Ambito Territoriale di Caccia Latina 2 che effettua sempre scrupolosi accertamenti sui capi cacciati dai propri iscritti.

Una prassi virtuosa che consente di avere il polso della situazione territoriale e di prevenire eventuali pandemie. È accaduto anche in questo caso dato che la selvaggina catturata può essere consumata al livello domestico oppure venduta a ristoranti e macellerie per la preparazione di pietanze tipiche locali.

Enorme la sorpresa quando l'esame triconoscopico, i cui risultati sono arrivati martedì, ha rivelato la presenza di trichinella nel cinghiale analizzato.
L'infezione, come noto, può essere trasmessa sia ad altri esemplari che all'uomo il quale, poco dopo l'ingerimento del pezzo di carne contaminata, sviluppa sintomi quali diarrea, febbre, cefalea e malessere.

Il cinghiale in questione, una belva da ben 95 kg cacciata mercoledì 20 novembre in località Pozzo farignoli chivi a Monte San Biagio dalla squadra "Falco", ad un altitudine di 150 metri, secondo quanto ricostruito dal team di esperti potrebbe aver contratto l'infezione da una volpe.

Erano oltre 30 anni che la presenza del nematode in questione (il parassita responsabile dell'infezione) non veniva rilevato in provincia di Latina.

Un altro riscontro, emerso sempre dalle analisi effettuate su un cinghiale, è stato invece riscontrato ad Atina, nel frusinate.

«Noi come azienda sanitaria locale – spiega il dottore veterinario Francesco Leone – abbiamo una prassi piuttosto rigida che ci consente di fare un tipo di prevenzione molto efficace». Fondamentale la collaborazione con l'Ambito territoriale di Caccia 2, ente attualmente presieduto da Elio Trani, il cui scopo è anche quello di tutelare il territorio e le specie che lo popolano.

Se a cacciare il cinghiale in questione fosse stata una squadra senza licenza, insomma, l'infezione si sarebbe senz'altro diffusa anche tra la popolazione locale, oltremodo ghiotta di cinghiale. Per rendere innocua la carne infetta è infatti necessaria la cottura a temperature superiori ai 70°: particolare che espone a seri rischi salsicce e affettati. © RIPRODUZIONE RISERVATA