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Sonia Bonizzi, l'escursionista che stava per salire sulla Marmolada: «Ho rinunciato, il ghiaccio era pessimo»

Molto conosciuta per il suo passato di sportiva (è stata una forte giocatrice di hockey) e per avere gestito il negozio Sosò in centro a Belluno, Sonia ha subito scritto anche ai molti che le chiedevano informazioni

Sonia Bonizzi, l'escursionista che stava per salire sulla Marmolada: «Ho rinunciato, il ghiaccio era pessimo»
di Maurizio Ferin
3 Minuti di Lettura
Lunedì 4 Luglio 2022, 17:04 - Ultimo aggiornamento: 6 Luglio, 09:56

Non ha voluto ringraziare né il buon senso, né la fortuna. Sonia Bonizzi ha chiamato in causa il proprio angelo custode, per la scelta di non salire in Marmolada ieri mattina, 3 luglio, pur essendo andata ad Alba di Canazei con quel progetto, abbastanza normale per gli appassionati di escursioni impegnative in montagna, allenati e preparati ad affrontarle. Lo ha fatto con un post pubblicato sul proprio profilo Facebook, nella serata di domenica. «Oggi devo ringraziare il mio angelo custode» il testo pubblicato sul social media, accompagnato dalla foto di un elicottero, uno dei molti impegnati negli interventi di soccorso dopo la tragedia della Marmolada. Molto conosciuta per il suo passato di sportiva (è stata una forte giocatrice di hockey) e per avere gestito il negozio Sosò in centro a Belluno, Sonia ha subito scritto anche ai molti che le chiedevano informazioni (spiegando, sempre su Facebook, che le temperature troppe alte l'avevano sconsigliata di prendere la direzione rivelatasi poi sbagliata). E poi ha risposto anche alla nostra telefonata.

Allora Sonia, cos'è accaduto?
«Ieri mattina ero proprio lì sotto...».

A che ora?
«Non prestissimo, attorno alle 8.30, poco prima delle 9».

L'obiettivo qual era?
«È da tanto che voglio salire in Marmolada. Affronto spesso queste montagne, sabato sono andata sul Sassongher, quasi a quota 2700 (si tratta di una vetta delle Dolomiti di Gardena, sopra Corvara, ndr)».

E ieri mattina com'è andata?
«Già dal parcheggio, ad Alba di Canazei, si notavano le condizioni del ghiaccio».

 

Cioè cosa si capiva?
«Un ghiaccio come mai si era visto prima. Non almeno in questa parte dell'anno. Di solito appare in questo modo a fine stagione».

Anche per una persona magari non esperta, quindi, non magari come una guida alpina, ma abituata a frequentare le Dolomiti, le condizioni non sembravano le migliori.
«Guardando in alto, anche dopo la tragedia, la parte destra sembra poter venir giù. Infatti hanno chiuso tutto. Lo scorcio che si vede, in cima, è impressionante».

Così la decisione è stata di non salire nella direzione in cui invece purtroppo un paio di cordate sono state colpite dal crollo del seracco.
«La scelta è stata infatti di andare verso Pian Fiacconi».

E la discesa quand'è avvenuta?
«Attorno alle 13.30, forse saranno state le 14. E subito ho visto gli elicotteri. Tanti elicotteri. Ho pensato che potesse essere accaduto qualcosa di veramente brutto».

Quando avete saputo le prime notizie?
«Quando ho raggiunto il Rifugio Ciampac (un luogo molto frequentato della zona, sulle Dolomiti di Fassa, ndr). È stato lì che ci hanno detto se avevamo sentito cos'era accaduto».

Ed è stato in quel momento che il pensiero è andato all'angelo custode.
«Frequento questi luoghi da anni. Il rifugio di Pian Fiacconi anche prima del disastro per esempio (il riferimento è alla valanga del dicembre 2020 che distrusse la struttura, senza però causare vittime perché non c'era nessuno, ndr). Non posso che ripetere quanto ho scritto su Facebook, non mi va di parlarne troppo. Posso solo ringraziare il mio angelo custode».

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