Marmolada, altro crollo (era riaperta da 20 giorni): un uomo sotto la valanga

Una valanga, con un fronte di 30 metri ed una lunghezza di 300, si è staccata lungo il versante trentino, travolgendo un padovano che stava facendo scialpinismo con tre amici

Marmolada, altro crollo (era riaperta da 20 giorni): un uomo sotto la valanga
di Angela Pederiva
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Mercoledì 7 Dicembre 2022, 08:21 - Ultimo aggiornamento: 16:05

È durata venti giorni la serenità sulla Marmolada: ieri mattina è tornata la paura, dopo le venti settimane di chiusura seguite alla strage del 3 luglio. Una valanga, con un fronte di 30 metri ed una lunghezza di 300, si è staccata lungo il versante trentino, travolgendo un padovano che stava facendo scialpinismo con tre amici, a 800 metri dal punto in cui si era verificato il crollo del seracco, responsabile della morte di 11 escursionisti e del ferimento di altri 8. Estratto dai compagni e medicato dal Suem, fortunatamente il 30enne ha riportato solo lievi contusioni, mentre la Protezione civile e il Soccorso alpino hanno continuato a perlustrare l'area per escludere il coinvolgimento di ulteriori persone.

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LA ZONA
Il distacco è avvenuto nella zona del rifugio Pian dei Fiacconi (distrutto giusto due anni fa in un episodio analogo), dopo Cima 11, a est di Sass Bianch: per la precisione poco sotto la stazione di arrivo della funivia, in direzione del canalone tra Sass da les Doudes e Sass da les Unes. Tutto è successo fra le 11.30 e le 11.40, come documentano le immagini delle webcam, mostrando i segni sulla neve. La slavina ha semisepolto il giovane di Ponte San Nicolò, che si trovava a una quota di 2.800 metri. Gli amici sono però riusciti a liberarlo nel giro di pochi minuti e nel frattempo hanno chiamato il numero unico di emergenza 112. Lo scialpinista era cosciente e stabile, infatti, ma in condizioni di ipotermia.

 


LE CONDIZIONI

Come riferito dalla Provincia autonoma, la centrale unica 112 ha allertato il sistema trentino di Protezione civile con l'Area operativa Trentino settentrionale del Soccorso alpino e speleologico. È stato chiesto l'intervento di un velivolo, mentre gli operatori della stazione Alta Val di Fassa si sono presentati alla piazzola di Canazei e due unità cinofile si sono rese disponibili a Moena. L'elicottero è salito in quota e ha calato con il verricello il tecnico di elisoccorso con l'équipe sanitaria, Il padovano è stato trovato in buone condizioni di salute, ma è stato comunque accompagnato per accertamenti all'ospedale di Cavalese, da cui è stato dimesso nel pomeriggio. I suoi tre compagni hanno deciso di scendere a valle in autonomia. Frattanto, con una seconda rotazione, un operatore della stazione Alta Fassa del Soccorso alpino è atterrato sul posto per verificare insieme al tecnico di elisoccorso che non ci fossero altre persone coinvolte. L'intervento si è concluso intorno alle 13.10, senza il bisogno di muovere le unità cinofile, in quanto il controllo ha dato esito negativo.


L'ORDINANZA
Inevitabilmente la vicenda ha riportato alla memoria la tragedia della scorsa estate, quando una frana di ghiaccio e roccia della lunghezza di 2 chilometri e con un fronte di 300 metri aveva ucciso undici persone. L'ordinanza emessa il 16 novembre dal Comune di Canazei ha revocato i divieti della zona rossa. Ora c'è un'area di attenzione, costituita dalla calotta di ghiaccio e dalle due principali lingue che la circondano, in direzione del lago di Fedaia. Entro questo perimetro, fa sapere la Provincia, d'estate potrebbe essere «attivabile nuovamente un divieto di accesso, qualora si dovessero ripetere periodi prolungati di forte innalzamento delle temperature». Per quanto riguarda l'inverno, invece, il provvedimento fissa una prescrizione e una raccomandazione. Da una parte vige «il divieto assoluto» di utilizzo dei rifugi Pian dei Fiacconi e Ghiacciaio Marmolada, «vista la loro localizzazione nell'area più critica e la vicinanza alle potenziali aree di crollo di masse ghiacciate e di scorrimento delle valanghe che frequentemente si distaccano dai versanti della Marmolada». Dall'altro lato viene auspicata «un'attiva collaborazione, tra il concessionario delle piste da sci e degli impianti presenti sul versante nord orientale della Marmolada e il Comune, al fine di monitorare ed attuare opere dirette di protezione, indispensabili per segnalare ed impedire la pratica del fuoripista nelle zone innevate esterne ai tracciati innevati ufficiali, in modo che all'utente portato in quota con gli impianti funiviari sia precluso l'accesso alle aree direttamente interessate dal crollo dell'estate 2022». Ne consegue che lo scialpinismo è invece consentito.

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