Morì a 15 anni in scooter per una buca, la Cassazione condanna Comune e dirigente

Giovedì 21 Marzo 2019
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Morì a 15 anni in scooter per una buca, la Cassazione condanna Comune e dirigente (foto di repertorio)

Ha lottato 14 anni per avere giustizia di quel figlio morto. Arrivando perfino a incatenarsi davanti al tribunale, per protestare contro la giustizia lumaca davanti alla quale pendeva la sua sete di giustizia. Ora la Cassazione penale, ultimo grado di giudizio, ha confermato la condanna a carico del Comune di Aprilia e di Luciano G. funzionario comunale,  come responsabili civili per la morte del giovane Daniele Giovannoni, avvenuta a soli 15 anni il 30 agosto 2005 mentre percorreva la Via Toscanini di Aprilia, perdendo il controllo del suo ciclomotore a causa dei dissesti della pavimentazione stradale.

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L'incidente era avvenuto tra le 17,30 e le 18, lungo il rettilineo di via Toscanini. Daniele stava per svoltare per viale Europa, ma ha perso il controllo dello scooter, un Peugeot Spitfire. Una caduta rovinosa e violenta, notata da un automobilista che avento intravisto la scena era corso subito a prestare soccorso. daniele era stato stabilizzato dal personale medico e trasportato verso l'ospedale, quando l'équipe del 118 era arrivata in clinica Daniele era morto.

Subito si era parlato della pericolosità di quella strada e delle condizioni del manto. Fu aperta un’inchiesta giudiziaria legata proprio alle condizioni della strada. Ma per cinque anni la causa era rimasta sepolta in chissà quale cassetto della procura. Tanto che il papà di Daniele si era perfino incatenato davanti ai cancelli del tribunale. Una protesta composta e silenziosa, senza minacce di suicidio o cose del genere. Ma ferma. In attesa di un'udienza che non veniva fissata.

Poi erano cominciati i processi. Dodici anni di processioni in aula, avvocati, parcelle e tanto dolore. Fino a qualche giorno fa quando dopo i primi due gradi di giudizio la Cassazione ha messo la parola fine a questa tragedia, confermando la condanna dei responsabili.

 «Questa storica sentenza mette la parola fine all’ostinato tentativo degli imputati di sfuggire alle loro responsabilità per la morte del giovane e afferma il principio di diritto che in caso di negligenza del dirigente responsabile del Comune, titolare della strada, sussiste la responsabilità dell’ente, titolare della strada, sia per omicidio colposo in caso di morte, che di lesioni colpose in caso di danni alla salute, non mortali, e quindi anche del risarcimento dei danni - dichiara l’avvocato Ezio Bonanni, che ha difeso il padre e i fratelli della vittima, che sottolinea - questo principio,  esteso al Comune di Roma, noto per il dissesto stradale, imporrà, per evitare condanne a risarcimenti a carico della collettività, l’immediata messa in sicurezza di tutte le strade».

Una sentenza quindi che farà giurisprudenza, mettendo anche il Comune di Roma di fronte alle sue responsabilità. 
Durante il processo il difensore dell’imputato aveva impugnato la sentenza di condanna della Corte di Appello di Roma, sostenendo l’innocenza del cliente e rinunciando alla prescrizione. La tesi sostenuta è che non era possibile affermare la sua responsabilità addossandola così alla vittima. Ma la tesi è stata scardinata dalla difesa di parte civile, costituita anche da Carlo Taormina. E la Corte di Cassazione, al termine della Camera di Consiglio, ha dichiarato inammissibili e ha rigettato i ricorsi, con condanna alle spese. Ora tutto si trasferisce in sede civile per l’integrale risarcimento di tutti i danni.

Ultimo aggiornamento: 15:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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