«Ero vittima dell'alcol, ora aiuto gli altri»

Sabato 8 Settembre 2018 di Carla Massi
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La storia di F. è una storia anonima. Niente nomi, solo fatti. Perché F., 35 anni nata e cresciuta a Mostacciano, per aiutare se stessa e gli altri, non può dire come si chiama. F. è una delle coordinatrici del gruppo romano di Al-Anon (www.al-anon.it), l’associazione di familiari e amici anonimi di alcolisti. L’associazione che aiuta gratuitamente, attraverso incontri e gruppi, ad uscire dalla sofferenza chi è costretto a convivere con la dipendenza altrui. Lei, per sei anni, ha sperato che suo marito, A., prima o poi smettesse. Fino a quando ha deciso di far qualcosa per rompere il silenzio e cambiare vita.

Suo marito era già alcolista quando è iniziata la vostra storia?

«Sì. Dopo tre giorni che ci frequentavamo me l’ha detto. Ma anche aggiunto che non aveva nessuna intenzione di smettere».

E lei ha accettato?

«Io ho accettato convinta che lo avrei salvato, come accade a molte donne».

Invece?

«Invece mi sono ritrovata accanto un uomo che, piano piano, stava sempre peggio. Prima beveva solo nel tardo pomeriggio e la sera. Poi mi sono accorta che la mattina mandava giù un paio di brandy insieme al cornetto».

La sua vita come era?

«Quella di una donna giovane che si vergognava e stava male. Con lui era difficile convivere. Con gli altri non riuscivo ad aprirmi. Mi picchiava. Andai via di casa un paio di giorni e poi tornai. Non ero più presente a me stessa».

Fino a quando?

«Fino al 26 agosto 2012. Ero in ferie, sono un’impiegata, e decisi di mettere a posto un armadio. Tra le lenzuola trovai la bottiglia di un superalcolico. Da quel momento, la rivolta».

Che significa, andò via?

«No, mi resi conto che, prima di tutto, dovevo cambiare io. Che dovevo scegliere: o continuare ad essere, in qualche modo, sua complice accettando tutto oppure chiedere aiuto per lui e per me. Prima per me».

Dove bussò per chiedere aiuto?

«Feci una telefonata all’800 087897, il numero verde di Al-Anon, l’associazione che riunisce i familiari e i parenti di persone dipendenti da alcol. Pochi giorni prima avevo trovato il sito. Prima parlai al telefono, capii che il mio problema era uguale a quello di tanti altri. Decisi di partecipare ad un gruppo».

Così si sentì un po’ meno sola?

«Un’altra vita. Anche le strade del mio quartiere e dell’Eur, dove allora lavoravo, mi sembrarono diverse e più luminose. Avevo finalmente trovato qualcuno con cui parlare. Uomini e donne, e purtroppo anche figli, di persone malate che si perdevano nell’alcol mandando in pezzi ogni tipo di affetto».

Lei si era messa in salvo, ma lui?

«Mi suggerirono le parole per convincerlo a partecipare ai gruppi di alcolisti anonimi. Mi disse di sì. Accettò il mio patto e cominciò».

Una scelta che ha funzionato?

«Sì, molto bene. Lui, dal 2012, ha smesso e la nostra vita si è trasformata. Non ero più la sua badante, la sua vittima, la sua compagna silenziosa. Parlavo d’amore. Oggi sono una felice donna innamorata per davvero e non una muta accompagnatrice che si vergogna».

E adesso?

«Adesso sono una dei volontari che risponde a chi ha bisogno, a chi non sa dove sbattere la testa. Adesso, per esempio, sto preparando il nostro raduno nazionale che sarà a Rimini dal 14 al 16 settembre. Da Roma partiremo in tanti. Aspettiamo tutti quelli che ancora non hanno trovato il coraggio di cambiare. Un giorno alla volta». 
Ultimo aggiornamento: 11:44 © RIPRODUZIONE RISERVATA