L'austerity Così la grande crisi
ha spento le illusioni

Famiglia in bici al Colosseo nel 1973
di Oscar Giannino
2 Minuti di Lettura
Lunedì 30 Dicembre 2013, 16:04 - Ultimo aggiornamento: 31 Dicembre, 00:22
Quando oggi si parla dei limiti e delle conseguenze negative delle politiche di austerit, si usa un termine che nella politica italiana ha avuto tre significati diversi, almeno per chi nato negli anni Cinquanta e precedenti.



La prima austerità era l’austerity, all’inglese, e calò come una mannaia su tutti gli italiani dopo un lunghissimo Consiglio dei ministri di fine novembre 1973, 40 anni fa esatti. L’attacco egiziano e siriano a Israele, la guerra del Kippur, era di un mese prima. L’effetto fu innanzitutto la quadruplicazione del prezzo del petrolio, che fino ad allora stava a prezzi correnti attuali sotto i 10 dollari il barile, e poi un lunghissimo embargo dei Paesi Opec agli occidentali filo israeliani, fino al 1975. Per chi era sprovvisto di risorse energetiche, come l’Italia, una mazzata.



L’austerity significò la necessità improvvisa di una politica drastica di riduzione dei consumi energetici a fini di trasporto, riscaldamento e trasformazione industriale. Cioè la parola fine di quella lunga storia di consumi in fortissima crescita che avevano “tirato” l'Italia dal dopoguerra fino a livelli di benessere sconosciuti, in una sola generazione o poco più.

Il meccanismo si era già inceppato dal 1969 in avanti, ma l’inverno ’73-’74 resta per noi, ragazzini allora, indimenticabile. Le domeniche senza traffico privato di alcun genere consentivano tornei di calcio e libero pattinaggio nei grandi corsi cittadini di fronte alla Fiat Mirafiori a Torino, dove abitavo. In un silenzio surreale. Fine anticipata serale del canale unico tv, in bianco e nero. Accaparramento del kerosene per il riscaldamento, poiché all’epoca...



CONTINUA A LEGGERE SUL MESSAGGERO IN EDICOLA O SUL MESSAGGERO DIGITAL
© RIPRODUZIONE RISERVATA