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Maria Latella
Maria Latella

Da Merlin a Luana/ Il pantheon femminile della Repubblica

di Maria Latella
3 Minuti di Lettura
Giovedì 3 Giugno 2021, 00:03

«Bisogna aver cura della Repubblica» ha detto ieri in un passaggio del suo intervento il presidente della Repubblica. Aver cura. Alle donne viene naturale. E chissà se c’è una relazione tra quella parola, «cura», e il fatto che per la prima volta un presidente della Repubblica ha citato ben sei donne nel discorso per la solenne celebrazione della festa della Repubblica.

Samantha Cristoforetti, prima europea chiamata a comandare la stazione spaziale internazionale. Luana D’Orazio, l’operaia stritolata a Prato, ormai simbolo delle morti sul lavoro. Tina Anselmi, la prima ministra e la prima a istituire il Servizio Sanitario Nazionale. La senatrice Liliana Segre «instancabile testimone di civiltà e umanità». Nilde Iotti, prima presidente della Camera. Lina Merlin «pioniera della dignita femminile».

Tutti i discorsi che i presidenti della Repubblica pronunciano il 2 giugno segnano la temperatura del Paese. Il discorso che Sergio Mattarella ha pronunciato ieri sera, nel settantacinquesimo anniversario della nascita della Repubblica, verrà ricordato come l’intervento di un capo dello Stato che il 2 giugno, rievocando le tante prove attraversate in settantacinque anni, sottolinea come ogni volta l’Italia si sia rialzata.

Questa volta però c’è qualcosa in più. C’è il richiamo, forte e ripetuto, al ruolo che le italiane hanno svolto e svolgeranno in futuro. Ai giovani seduti in prima fila ad ascoltare il presidente nel cortile del Quirinale, Mattarella ha detto: «Impegnatevi, ora tocca a voi». Agli altri, ai presenti e agli italiani che lo ascoltavano da casa ha lanciato un messaggio altrettanto chiaro: «L’Italia riparte ma ha bisogno delle donne».

I sei nomi citati non sono solo un pezzo di storia d’Italia, come Nilde Iotti o la senatrice Liliana Segre, o Tina Anselmi, non rappresentano solo una conquista di civiltà, come Lina Merlin, un momento di fierezza nazionale come Samantha Cristoforetti o di nazionale indignazione per la morte ingiusta di Luana D’Orazio. Non c’è solo questo nel discorso del 2 giugno del presidente Mattarella. C’è anche, o almeno così pare a chi scrive, l’intento di segnalare una via di ripartenza che tenga conto delle esperienze e del sacrificio delle donne italiane.
Ricordando che cos’è la democrazia e che cos’è la Repubblica, libertà, solidarietà, legalità, umanità, il capo dello Stato ha scelto di soffermarsi sull’articolo 3 della nostra Costituzione, quello sull’uguaglianza, per riconoscere «le differenze economiche, sociali, fra territori» ma sottolineare anche una particolare diseguaglianza, una che sembra piu radicata in Italia rispetto ad altri Paesi dell’Europa, quella relativa alla condizione femminile, soprattutto nel mondo del lavoro.

Parla della diseguaglianza e dei «profili di soggetti che spesso sono rimasti sullo sfondo» pur avendo contribuito a costruire questa Repubblica e il pensiero va a tante italiane che hanno «colmato vuoti, dato senso e tradotto in atti concreti parole come dignità, libertà, uguaglianza, solidarietà». Spesso senza ricevere alcun riconoscimento e nemmeno quel diritto all’uguaglianza che invece la Costituzione sancisce.

Siamo a un tornante, ha detto Mattarella. «Questo è il tempo di costruire il futuro». Ecco, in quello che potrebbe essere il suo ultimo discorso del 2 giugno, il presidente della Repubblica ha indicato la strada ed ha voluto essere più che mai chiaro: è una strada che non potrà prescindere dalle donne di questo Paese. 
 

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