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Maria Latella
Maria Latella

Aborto Usa, la sentenza che appanna l'immagine a stelle e strisce

Aborto Usa, la sentenza che appanna l'immagine a stelle e strisce
di Maria Latella
5 Minuti di Lettura
Sabato 25 Giugno 2022, 00:06

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha annullato ieri la sentenza Roe versus Wade che cinquanta anni fa aveva stabilito il diritto all’aborto. Solo tre giudici, di nomina democratica, si sono opposti alla cancellazione di questo diritto. Ora ognuno dei cinquanta Stati americani sarà libero di regolarsi come crede, ma già nei prossimi trenta giorni l’aborto diventerà illegale in ventisei Stati, compreso il popoloso Texas e l’Oklahoma che hanno da tempo adottato legislazioni molto restrittive.

È un passo avanti nella strategia del conflitto che da anni sta dividendo gli americani delle coste Est e Ovest dai connazionali che vivono nel Midwest o nel sud. Un ulteriore passo avanti verso la guerra civile a bassa intensità che ha avuto (per ora) il suo massimo punto di caduta nell’assalto a Capitol Hill, seguito alla sconfitta elettorale di Donald Trump.
Non per nulla, dopo l’annuncio della sentenza, si sono radunati davanti alla sede della Corte Suprema manifestanti pro e contro l’annullamento del diritto all’aborto.
Non per nulla Trump si è affrettato ad esultare per la scelta dei giudici repubblicani secondo i quali la Costituzione americana non contempla il diritto all’interruzione di una gravidanza mentre dall’altra parte l’ex presidente Barack Obama e la speaker della Camera Nancy Pelosi si sono scagliati contro constatando una scontata verità: con la sentenza del 24 giugno 2022 la Corte Suprema ha attaccato la libertà di milioni di americani.

La libertà di milioni di americani, già. La sentenza resa pubblica ieri indebolisce seriamente l’immagine degli Stati Uniti come faro dei diritti civili, il Paese delle libertà, appunto, il Paese dove hanno sognato e sognano di trasferirsi milioni di esseri umani condannati a vivere sotto una dittatura.
Il Paese delle libertà nega ora alla studentessa che tra mille tormenti aveva deciso di abortire, il diritto a procedere nella sua scelta. Se vive in uno Stato dove tra poco l’aborto sarà illegale dovrà cercare i soldi e prendere un aereo per la California o per New York. Ammesso che la accolgano, perché le liste d’attesa diventeranno presto infinite.

Il Paese delle libertà nega il diritto di non far nascere un terzo o un quarto figlio alla mamma che ne ha già un paio e combatte ogni giorno per tirare avanti. Chi le comprerà il biglietto aereo per San Diego o per Boston? E che succederà se non troverà posto in quegli ospedali?
La sentenza della Corte Suprema scava un altro solco nel già profondissimo baratro che separa gli americani ricchi dalla middle class impoverita e dalla working class che è povera anche se ha un lavoro.
Viene da chiedersi perché. Perché a qualcuno fa comodo incrinare ulteriormente l’immagine degli Stati Uniti e accendere una nuova miccia nella guerra civile a bassa intensità? 
Qualcuno lavora contro lo zio Sam e il paradosso è che si tratta di gente di famiglia. Certo, la tv russa o quella cinese non mancheranno di far passare e ripassare le immagini delle manifestazioni che già ora si segnalano a Washington.

I democratici, ora, mobiliteranno quel che possono. La speaker del Congresso, Nancy Pelosi, ha già ricordato che alle prossime elezioni di Midterm le donne dovranno ricordarsi per chi votare. Il presidente Biden è subito intervenuto e ha definito la sentenza «un tragico errore».
Ma molti, a New York o a Los Angeles, si chiedono perché non si siano mossi prima, con più energia. La sentenza del 24 giugno era da tempo una sentenza annunciata.
Il vento antiabortista che soffia dagli Stati Uniti arriverà anche in Europa, anche in Italia? In Europa e anche in Italia è già arrivato, come spesso succede per l’influenza che il Nord America esercita sempre sul vecchio continente. Ma credo che le battaglie e le convinzioni delle donne e degli uomini che nel 1978 portarono alla legge 194, confermata con il referendum del 1981, non siano state nè rimosse nè dimenticate.

Quanto all’Europa, penso alla Polonia, il vento americano soffia da tempo e soffia forte; ma proprio ieri dalla Germania è arrivata una notizia in controtendenza. Fino ad ora i medici che fornivano informazioni tecniche su come e dove praticare l’interruzione di gravidanza finivano sotto processo, ma ora il governo di Berlino ha annunciato di voler rimuovere una legge che risale agli anni del nazismo.
Se sui diritti gli Stati Uniti tornano indietro, forse l’Europa può invece decidere di andare avanti, rafforzando l’immagine di un continente preoccupato delle diseguaglianze. A tutti i livelli e su tutti i fronti. 

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