Statali, stipendi fermi: crescono solo quelli dei privati. Dal 2008 aumenti minimi per il pubblico

In dieci anni aumenti del 5,3 per cento contro l’11,5 per cento di industria e servizi

Statali, stipendi fermi: crescono solo quelli dei privati. Dal 2008 aumenti minimi per il pubblico
di Andrea Bassi
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Domenica 29 Maggio 2022, 00:13 - Ultimo aggiornamento: 14:36

Più che i numeri, a rimanere impresso è un grafico. Mostra l’andamento nell’ultimo ventennio degli aumenti delle retribuzioni per il pubblico impiego e per il privato, mettendoli a confronto con la crescita dell’inflazione. Assomiglia un po’ ad un elettrocardiogramma. Fino al 2008 gli aumenti degli statali e quelli dell’industria si inseguono. Tracciano traiettorie simili. Poi d’improvviso l’elettrocardiogramma per gli statali diventa piatto. Il costo della grande crisi di mutui subprime prima, e quella dei debiti sovrani poi, è costato un prezzo alto al settore pubblico.

E oggi la forbice degli aumenti tra privato e pubblico, nonostante la ripresa della contrattazione collettiva voluta dal ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta, rimane ampia. A mettere in fila i numeri, è il rapporto appena pubblicato dall’Aran sulle «Retribuzioni dei pubblici dipendenti». Tra le altre cose, il dossier dell’Agenzia per la contrattazione pubblica, guidata da Antonio Naddeo, pubblica un confronto tra l’andamento delle retribuzioni nel settore pubblico e in quello privato negli ultimi dieci anni. Ma partiamo prima dall’inflazione. Tra il 2013 e il 2022 (il dato preso per quest’anno è quello pubblicato ad aprile dall’Istat), i prezzi sono aumentati dell’11,8 per cento. Gli stipendi del privato, nonostante tutto, sono riusciti a reggere il passo. 

I NUMERI

La media degli aumenti del personale non dirigente dell’ultimo decennio, è stata dell’11,5 per cento. I lavoratori privati, insomma, sono riusciti fino ad oggi a difendere il loro potere di acquisto. Con qualche piccola differenza al proprio interno. I dipendenti dell’industria hanno ottenuto aumenti cumulati negli ultimi dieci anni del 13,7 per cento; quelli dei servizi del 9,7 per cento. Peggio, decisamente peggio, è andata per i dipendenti pubblici. Il personale non dirigente, ha cumulato aumenti dal 2013 fino a marzo di quest’anno, per il 5,3 per cento. In pratica meno della metà dell’aumento dei prezzi registrato dall’Istat nello stesso periodo. Però anche all’interno della Pa ci sono delle differenze. I quattro comparti sottoposti alla contrattazione collettiva dell’Aran (le Funzioni centrali, quelle locali, la Sanità e l’Istruzione), hanno ottenuto aumenti in un decennio solo del 4,7%.

Gli altri comparti pubblici non contrattualizzati, come le Forze dell’ordine e le Forze armate, hanno ricevuto incrementi in busta paga dell’8% in un decennio. Solo i dirigenti pubblici, con un più 10 per cento ottenuto soprattutto grazie agli aumenti per i medici, hanno fatto meglio. C’è da dire che a maggio è stato firmato il nuovo contratto delle funzioni centrali e a breve saranno sottoscritti anche quelli degli enti locali e della Sanità. Gli aumenti previsti sono superiori al 4%. Per ministeri e agenzie fiscali l’incremento nelle buste paga arriverà già a giugno insieme agli arretrati. Di certo un aiuto in una fase di ripresa dell’inflazione con il caro bollette che riduce il potere di acquisto. Ma ancora una volta la contrattazione è arrivata alla meta alla fine del triennio di riferimento, contribuendo ad allargare la forbice delle retribuzioni tra privato e pubblico. 

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