Voli aerei, latte, riso e pasta: cosa è aumentato di più? La classifica dei rincari dovuti dall’inflazione

Solo il rincaro degli alimentari comporta una maggiore spesa di 665 euro l’anno

Voli aerei, latte, riso e pasta: cosa è aumentato di più? La classifica dei rincari dovuti dall inflazione
di Michele Di Branco
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Sabato 1 Ottobre 2022, 21:30 - Ultimo aggiornamento: 2 Ottobre, 00:20

Guai a chi si sposta in aereo. Magari per raggiungere qualche spiaggia tropicale. O più semplicemente per visitare le metropoli più attraenti del pianeta. Nell’Italia presa alla gola dall’inflazione (che ha toccato l’8,9 per cento a livello tendenziale, su livelli ormai sconosciuti dal 1985) scappare all’estero non conviene affatto. Anzi, è l’operazione più costosa tra tutte. Nella top 30 dei rincari di settembre, al primo posto, ci sono proprio i voli internazionali decollati, è proprio il caso di dirlo, del 118,3% rispetto a settembre 2021. Sul podio dei salassi, l’energia elettrica (libero più mercato tutelato), più che raddoppiata in un anno con +103,4%. Medaglia di bronzo per il gas naturale e di città con +63,7%.

La classifica delle stangate l’ha stilata l’unione nazionale consumatori elaborando i dati Istat. E disegna un quadro chiarissimo: energia e alimentari mettono le famiglie spalle al muro attaccando i loro portafogli. Tant’è che anche Confcommercio prevede una cambio delle abitudini significativo e la riduzione dei consumi, partendo proprio dai beni di prima necessità. Una gelata inevitabile se non ci saranno interventi.

 

SUL PODIO

Al 4° posto della graduatoria c’è l’olio diverso da quello di oliva con +60,5% che prevale tra i prodotti alimentari. Seguono Gpl e metano (+46,4%) e gasolio per riscaldamento (+43,7%). Al 7° posto il burro (+38,1%), medaglia d’argento tra gli alimentari, seguito dalla margarina che con +26,5% si colloca sul gradino più basso del podio per il cibo e dal riso (+26,4%). Chiude la top ten generale il latte conservato (+24,5%), tra gli alimentari. Si segnalano poi la farina ( +24,2%), la pasta (fresca, secca e preparati di pasta) con +21,6%, il gasolio per mezzi di trasporto ( +19,8%), lo zucchero ( +18,4%), gli alberghi, motel, pensioni e simili che con +18,3% rispetto alla scorsa estate sono al sedicesimo posto della classifica generale ma al 1° posto per le voci legate alle ferie, tolti i trasporti e limitandosi alle vere voci tipicamente legate alle vacanze e all’estate, ossia alle divisioni di spesa ricreazione, spettacoli e cultura e servizi ricettivi e di ristorazione.

Dopo i gelati (+18,2%), chiudono la top 20 i vegetali freschi con +16,7%. Per il cibo, poi, si segnalano le uova (+16,6%), pollame (+16,5%), latte fresco parzialmente scremato (+15,3%) e il pane (+14,6%). Chiudono la top 20 degli alimentari le acque minerali con +12,9%. «È necessario un nuovo bonus per le famiglie di 600 euro - spiega Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori - così da coprire almeno i rincari dei prodotti alimentari, che essendo saliti dell’11,8% determinano una maggior spesa annua pari in media a 665 euro in più su base annua». Una batosta che sale a 907 euro per una coppia con 2 figli e 819 per una coppia con un figlio. Nel caso delle coppie con 3 figli, poi, si ha una mazzata record di 1.084 euro nei dodici mesi. 

Per quanto riguarda l’inflazione nel suo complesso, il +8,9% significa, per una coppia con due figli, una stangata, in termini di aumento del costo della vita, pari a 2.956 euro su base annua, di cui 1.211 per abitazione, elettricità e combustibili e 940 per il solo carrello della spesa. Per una coppia con un figlio, la spesa aggiuntiva annua sarà pari a 2738 euro. In media, per una famiglia il rincaro è di 2.336 euro, 691 per il solo carrello della spesa. Il primato spetta ancora una volta alle famiglie numerose con più di 3 figli con una scoppola pari a 3.321 euro, 1.116 per i beni alimentari e per la cura della casa e della persona.

In questo contesto, secondo l’Unione consumatori, sarebbe inutile tagliare l’Iva del 4% sui beni alimentari, non solo perché, calcolatrice alla mano, la riduzione della spesa sarebbe pari appena a 90 euro e 3 centesimi per una famiglia media, 122 euro e 78 centesimi per una coppia con 2 figli, ma perché non è detto affatto che i commercianti, dovendo abbassare i prezzi solo del 3,8%, li ritocchino effettivamente. Con tutta probabilità lascerebbero invariati i loro listini. Insomma, una misura che andrebbe a solo vantaggio dei commercianti e non dei consumatori. 

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