Pensioni, cosa cambia: dall'aumento delle minime a Quota 41. L'agenda del centrodestra

Dal no alla Legge Fornero alle pensioni minime fino a Quota 41. Cosa c'è nella roadmap del prossimo governo

Pensioni, cosa cambia dopo la vittoria di Giorgia Meloni: le posizioni del centrodestra
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Sabato 1 Ottobre 2022, 15:32 - Ultimo aggiornamento: 2 Ottobre, 00:49

Una cernita andrà fatta, questo sì. Perché con la morsa della crisi energetica che si fa sentire e l'inflazione che galoppa servirà il bilancino. Ma il centrodestra uscito vincitore dalle elezioni di domenica scorsa ne ha fatto una priorità: sulle pensioni bisogna cambiare musica. È scritto nero su bianco nel programma della coalizione che ora Giorgia Meloni, premier in pectore e leader di FdI, vuole portare a Palazzo Chigi.

Dopotutto è stato un mantra della sua campagna elettorale: «Uno Stato che non aiuta a dovere gli anziani in difficoltà e chi è inabile al lavoro, ma elargisce il reddito di cittadinanza a chi potrebbe lavorare lasciandolo a casa, non è uno Stato giusto». Ora che il centrodestra vede l'incarico di governo si avvicina il momento di mettere a terra il programma, conti alla mano.

Come cambieranno le pensioni? La roadmap del centrodestra

Sulle pensioni c'è già una roadmap comune e, fanno sapere in coro i leader, saranno una priorità. Si capisce perché leggendo le statistiche. A fine 2021 i pensionati italiani erano 16 milioni, per una spesa complessiva di circa 312 miliardi di euro, in aumento del 1,55% sul 2020. E più di un pensionato italiano su tre trova in busta a fine mese solo 1000 euro.

A scorrere il documento unitario in quindici punti - firmato da Lega, FdI, FI e Noi Moderati - sono due i punti cardine dell'agenda. Il primo: l'innalzamento delle pensioni minime, sociali e di invalidità. Il secondo: la flessibilità in uscita dal mondo del lavoro e accesso alla pensione, favorendo il ricambio generazionale. 

In concreto, il primo e unanime obiettivo del rassemblement conservatore è evitare il ritorno alla legge Fornero. Un ritorno che è già in calendario: a fine anno infatti scadrà Quota 102, che ha innalzato il requisito dell'età anagrafica per chiedere il pensionamento da 62 a 64 anni, lasciando immutata la necessità di avere 38 anni di contributi versati. Per il centrodestra, di riapplicare la riforma dell'ex ministra del Lavoro del governo Monti non se ne parla. Di qui il lavoro per scongiurare lo scenario. 

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L'agenda Meloni

Ma le ricette nel dettaglio variano di partito in partito. Partendo dal programma di FdI, che concorda sulla necessità di aumentare le pensioni minime e sociali così come le pensioni di invalidità che «non potranno essere inferiori ad altre forme di assistenza sociale esistenti», si legge nel documento. Quanto al turnover nel mondo del lavoro, l'agenda Meloni parla di «solidarietà intergenerazionale» e mette in conto agevolazioni fiscali per pensionati e over 65 che si prendono cura di parenti sotto i 36 anni, dall'istruzione alla sanità fino allo sport. Tra gli altri cavalli di battaglia di FdI, fermare l'adeguamento automatico dell'età pensionabile rispetto all'aspettativa di vita. Ma anche rinnovare "Opzione donna", che permette alle lavoratrici del pubblico e del privato di andare in pensione anticipata, a 58 o 59 anni di età e 35 di contributi, ma con un assegno calcolato su. sistema contributivo.

 

FI e il cavallo pensioni minime

Forza Italia concorda sulle linee guida ma in questa campagna elettorale ha fatto sua una proposta rilanciata più volte da Silvio Berlusconi: le pensioni minime a 1000 euro. In particolare per madri e nonne, con 13 mensilità di assegni previste. Stessa misura per le pensioni di invalidità. Proposte di cui non sono state indicate nel dettaglio le coperture. Che l'Osservatorio sui conti pubblici dell’Università Cattolica stima essere molto onerose: 31 miliardi di euro.

Il piano di Salvini

E la Lega? La guerra alla legge Fornero è da anni un must nei comizi elettorali di Matteo Salvini. E il capitolo pensioni del programma del Carroccio è tra i più articolati. Con proposte che non sono presenti nell'agenda degli alleati. Un esempio? Per le donne, il calcolo di un’annualità figurativa e l'anticipo della pensione per ogni figlio avuto. Ma anche l'abbassamento dell'età pensionabile da 67 a 63 anni con almeno 20 anni di contributi.

Per i giovani invece, si legge nel documento leghista, il riconoscimento di una pensione minima di 1000 euro - qualora si tratti di carriere interamente nel regime contributivo - con l'inclusione nell'arco previdenziale di periodi di inattività lavorativa o di formazione personale. Ultimo, un altro cavallo di battaglia: Quota 41. Cioè il diritto per i lavoratori di ottenere una pensione anticipata con 41 anni di contributi. Si troverà una quadra tra le proposte in campo? Sarà il tempo (e le casse dello Stato) a dirlo.

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