ExoMars 2022, rover da un miliardo progettato in Italia cercherà la vita su Marte. La video-simulazione dell'atterraggio

ExoMars 2022, ecco il rover da 1 miliardo progettato in Italia che cercherà la vita su Marte. La video-simulazione dell'atterraggio
di L.Ram.
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Giovedì 30 Settembre 2021, 13:08 - Ultimo aggiornamento: 18:22

Arrivato alle fasi finali dei test sulla Terra, il rover made in Italy che cercherà tracce di vita su Marte è quasi pronto per partire. Si chiama Rosalind Franklin (come la scienziata britannica che scoprì la struttura del Dna) ed è un rover a forma di ragno che sarà il fulcro della prossima missione ExoMars 2022. Quest'ultimo è un programma dell’Agenzia Spaziale Europea per il 2022 e il 2023 in cooperazione con l’Agenzia spaziale russa Roscosmos e con il contributo della Nasa. Un progetto corposo, arrivato dopo la scoperta della presenza di acqua in passato sul Pianeta rosso, per cui è stato investito oltre 1 miliardo di euro. Di questi ben il 40% proviene dall'Italia, che ha la premiership industriale e fornisce il contributo tecnologico e di know-how più importante in Europa.

Proprio un'azienda franco-italiana, infatti, la Thales Alenia Space ha realizzato il progetto del robot, mentre l'italiana Leonardo ne ha costruito la speciale trivella in grado di scavare fino a due metri di profondità. L'Agenzia spaziale italiana, quindi, sempre insieme a Thales Alenia Space, ha creato il Centro operativo di controllo del rover a Torino, dove un team di scienziati internazionali controllerà la missione. Ma, più nel dettaglio, come lavorerà Rosalind Franklin e cosa cercherà su Marte?

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Il rover italiano alla ricerca della vita su Marte nel 2023

Andrea Allasio, capoprogramma di ExoMars 2022 e responsabile delle missioni robotiche dell'azienda franco-italiana, spiega a Il Messaggero che «la partenza del rover, assemblato insieme al lander e al modulo di lancio sempre da Thales Alenia Space, è prevista dal Kazakistan tra il 20 settembre e il 1° ottobre del 2022, a seconda del tempo atmosferico e sfruttando la finestra per i viaggi su Marte che torna ogni circa 2 anni. Una volta nello Spazio, quindi, il robot viaggerà per 8 mesi, con data di arrivo prevista per il 10 giugno 2023».

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Non si tratta di una data casuale: da tutti gli studi fatti su Marte, sulla sua atmosfera e le sue condizioni climatiche, il team russo-europeo stima che si tratti del momento migliore per garantire un ingresso nel pianeta il più sicuro possibile. Anche se, ammette Allasio «l'atterraggio sarà comunque un momento molto delicato ed avverrà entro un ellisse di 120 km per 20, dato che il carrier e il modulo di discesa prima devono entrare in orbita intorno al Sole e poi incrociare quella di Marte, entrando a circa 80mila km/h all'ora, con una pressione fortissima e incontrando densità dell'atmosfera marziana che non possiamo conoscere con esattezza».

Qui la video-simulazione dell'atterraggio:

Video

Una volta raggiunta la terraferma il rover studierà autonomamente la traiettoria da seguire e percorrerà, alimentandosi con dei pannelli solari, circa 70 metri al giorno di percorso, auspicabilmente per 7 mesi (fino a gennaio 2024). Quindi scatterà delle foto ed utilizzerà la sua trivella per scavare fino a due metri di profondità nel sottosuolo (unicum storico, nemmeno la Nasa è mai arrivata a tanto) e trarne dei campioni. Ovviamente tutto dipenderà dal tipo di terreno incontrato: se è "facile", non troppo duro e senza pietre, il lavoro sarà più semplice, altrimenti no.

L'analisi dei campioni e l'invio sulla Terra

«L'obiettivo della missione - spiega a Il Messaggero la responsabile dei test di contaminazione Arianna Pandi- è cercare tracce di forme di vita passata. Per questo il rover tratterrà i campioni e li analizzerà direttamente all'interno della sua struttura, triturandoli, sminuzzandoli e dividendoli in piccole provette, destinati a diversi strumenti di analisi: dalle fotocamere a un gascromatografo miniaturizzato, che cerca i composti organici. Quindi il rover invierà i risultati in tempo reale sulla Terra, precisamente al satellite Tgo».

«Marte - aggiunge Andrea Allasio- è molto diverso dalla Terra: ha infatti un'atmosfera molto rarefatta, composta al 96% da anidride carbonica, poi gas vari e poche tracce di ossigeno. La temperatura di giorno è di 25-30 gradi, ma di notte arriva fino a -120 gradi. Oltretutto non c'è campo magnetico, con i raggi cosmici che arrivano sulla superficie sterilizzando ogni cosa entro una certa profondità. Si è scoperto, però, che in passato l'acqua c'era, perché si vedono chiaramente le tracce di erosione, quindi questo ci fa pensare che la vita c'era, magari in forme simili a quelle della Terra primordiale».

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«In pratica - dice la dott.essa Pandi - ora cerchiamo residui di composti organici che possono derivare da molecole organiche più complesse. Cioè quello che resta di microorganismi deceduti molti anni fa. E lo facciamo nel permafrost, il ghiaccio incluso nel terreno, da almeno 40 cm in giù. Lì l'effetto dei raggi cosmici dovrebbe essere sterilizzato e questo ci dà speranza».

Gli ultimi test 

Al momento il rover si trova nel Centro integrazione satelliti di Thales Alenia Space a Roma. Dopo essere stato sottoposto alle verifiche funzionali integrate presso il sito Thales di Torino, infatti, è stato trasferito presso la camera pulita romana (realizzata dall'azienda Angelatoni Industries), dove a breve sarà sottoposto a un riscaldamento in vuoto a 35° gradi per ridurre al massimo consentito i livelli di contaminazione organica nel laboratorio di bordo.

Il team di Thales Alenia Space al lavoro per preparare il rover al test anti-contaminazione

Si tratta un fattore essenziale per dar seguito agli obiettivi scientifici della missione. Una volta fatto questo test il rover verrà riportato a Torino, dove verrà messo in un'altra camera ultra-pulita per evitare altre contaminazioni. Quindi ci saranno gli ultimissimi test funzionali prima dell'assemblaggio finale e del lancio.

I ritorni dell'investimento

«L'investimento fatto è molto importante - sostiene a Il Messaggero Silvia Ciccarelli, responsabile dell'internazionalizzazione delll'industria aerospaziale dell'Agenzia spaziale italiana - ma i ritorni sono molteplici, anche se al momento non quantificabili precisamente». Si tratta, aggiunge, di «un ritorno tecnologico e scientifico per l'Italia, ma anche più industriale ed economico in generale, visto che abbiamo investito su centri all'avanguardia come il Control center di Torino, che sarà un riferimento europeo per tante altre missioni nello spazio. E infine anche di diplomazia internazionale, perché l'Italia è oggi in prima fila nell'interagire con paesi europei e la Russia e lo sarà in futuro anche con il Giappone».

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Molto soddisfatto Massimo Claudio Comparini, Amministratore delegato di Thales Alenia Space Italia. «Marte - spiega -  è sempre più vicino, gli ingegneri e i tecnici di Thales Alenia Space stanno lavorando intensamente nella fase di integrazione e prove, procedendo in maniera puntuale per soddisfare e verificare tutti gli sfidanti requisiti che una missione complessa come ExoMars 2022 richiede. Una complessità che presuppone una forte e fruttuosa sinergia tra tutti gli attori dell'industria e della filiera spaziale, con Thales Alenia Space protagonista internazionale per le future missioni di esplorazione e del Sistema Solare: dalla Iss, allo sviluppo commerciale dell’orbita bassa, dalla Luna alla esplorazione del Pianeta rosso».

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