Caramelle made in Italy piacciono ai fondi esteri, aziende nel mirino dei big internazionali

Dopo il Covid la produzione torna a salire il giro d’affari a quota 1 miliardo di euro

Caramelle made in Italy piacciono ai fondi esteri, aziende nel mirino dei big internazionali
di Carlo Ottaviano
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Sabato 15 Ottobre 2022, 21:56 - Ultimo aggiornamento: 17 Ottobre, 10:01

E’ considerato un settore maturo. Eppure, il mondo delle caramelle fa gola a molti. Sicuramente ai bambini in vista dell’ormai imminente festa di Halloween (“scherzetto o dolcetto?”), ma anche ai fondi della finanza e ai big del settore.

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I rumors indicano già tre brand (due in Lombardia, uno in centro Italia) in cerca di azionisti. Le industrie specializzate italiane (una trentina con circa settemila dipendenti) sono piccole e medie, a proprietà familiare, in gran parte nate negli anni del boom economico italiano. Adesso i cambi generazionali e la crisi economica impongono capitali freschi per reggere mercati sempre più globali. Contemporaneamente a livello mondiale sono in corso azioni di razionamento all’interno di alcuni colossi ed ecco così, per esempio, che il gigante Mondelez (29 miliardi di dollari di fatturato) decida di vendere il ramo d’azienda che produce tra l’altro le Halls Mentho Lyptus (operazione, si vocifera, da 2 miliardi) e il dossier arrivi sulle scrivanie dei grandi fondi e degli altri big del settore. A partire dalle multinazionali (con anima italiana) Perfetti Van Melle (Mentos e Golia i marchi più noti) e Ferrero. La Ferrero, del resto, è stata la prima – ormai quasi 30 anni fa – a sdoganare i mercati delle caramelle con le sue Tic Tac, i piccoli confetti tuttora più venduti in Usa. Pochi mesi fa a Chicago ha completato l’acquisto della Ferrara Candy, specializzata in dolci balsamici, e in Uk della Full Fill (barrette proteiche). 


LA CRESCITA
Il settore dimostra grande vitalità, specialmente in Italia, come emerge dai dati di Unione Italiana Food (aderente a Confindustria): nel 2021 la produzione è stata di 89.424 tonnellate per un valore di circa 763 milioni di euro (intorno al miliardo, volendo aggiungere la filiera della commercializzazione). Il leggero calo nella produzione (-6%) non ha impensierito più di tanto gli industriali del settore. «E’ principalmente imputabile – spiega Luigi Serra, industriale ligure, coordinatore di settore all’Uif – agli effetti della pandemia che ha portato ad una forte riduzione della socialità e della convivialità che è uno dei contesti che muove il consumo di caramelle, che hanno sofferto molto più di altri prodotti alimentari. Tanto che, nei primi 6 mesi del 2022, con la vita che pian piano sta tornando alla normalità, si evidenziano importanti segnali di ripresa». Nonostante il calo produttivo, ottime sono state le performances dell’export: 19.172 tonnellate di caramelle, con un balzo in avanti del +34% rispetto al 2020 per un valore di 64 milioni di euro. Un trend positivo proseguito nei primi sei mesi del 2022 che hanno visto l’export crescere di un ulteriore +28% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno per una quantità esportata di 11.610 tonnellate di caramelle e un valore di quasi 40 milioni di euro. «I dati dell’esportazione – aggiunge Serra – fanno ben sperare per il futuro di un comparto storico del made in Italy alimentare in grado di unire diverse generazioni di italiani». Non mancano le difficoltà legate al momento. «Le nostre – spiega Serra – sono aziende molto energivore e oltre ai maggiori costi dell’energia comuni a tutti i settori, dobbiamo aggiungere il raddoppio dei costi di sciroppi, glucosio e altre materie prime che dobbiamo importare». 


L’INNOVAZIONE
A rendere solido il comparto è, però, la forte impronta innovativa che «ha permesso – dice Serra – di intercettare i gusti dei consumatori moderni, anche giovani, proponendo nuovi prodotti e gusti». Le statistiche indicano le mentine come la tipologia di caramelle preferite (49%), tallonate dalle morbide o gommose (48%) e dalle dure (39%). Subito dietro le gelée (31%), le ripiene (27%), le mou/toffee (27%), le pastiglie (23%) e le lecca-lecca (10%). Divisione netta tra gli italiani su quelle con zucchero e senza zucchero: il 44% preferisce con e il 56% senza. Per quanto riguarda i gusti, la classifica vede in testa menta, eucalipto e anice (57%), agrumi (46%) e liquirizia (40%). Seguono in questa speciale classifica frutti di bosco, erbe naturali, caffè, miele, caramello, latte, cola, creme, gusti esotici, amarena. 
 

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