Coco, Audrey e le altre: quando lo stile è rivoluzione. Le icone che hanno abbattuto stereotipi

Sabato 23 Gennaio 2021 di Valeria Arnaldi
Coco, Audrey e le altre: quando lo stile è rivoluzione. Le icone che hanno abbattuto stereotipi

Pantaloni a rendere più agevoli i movimenti. Gonne corte e bikini per affermare - e, in parte, conquistare - nuove libertà. Insomma, la moda come strumento per “rivoluzionare” l’immagine delle donne. Sono tante le icone di stile che, nei decenni, con le proprie scelte di look e non solo, hanno aperto la via a nuovi modelli femminili. «Ciò che mi ha resa forte è stato nuotare sempre controcorrente», spiegava Coco Chanel, di cui quest’anno ricorrono i cinquant’anni dalla morte, senza dimenticare i cento dall’invenzione del profumo Chanel N.5. E “controcorrente” Chanel è andata davvero e più di una volta.

Figlia di un venditore ambulante, presto lasciata in orfanotrofio, Coco Chanel costruisce una eleganza alternativa, di fatto, sulla sua immagine e le sue necessità. Largo allora ai pantaloni perché ama cavalcare, all’abbigliamento sportivo perché le piace allenarsi, all’eleganza minimale e alla lunghezza delle gonne sotto il ginocchio per muoversi speditamente. Ancora, alla borsa matelassé con catenella di metallo - «Mi sono stancata di dover portare la mia borsa in mano: ho aggiunto sottili cinturini per usare la borsa a tracolla» - e al tailleur ideale per giorno e sera. Grande firma della moda e di questa “riscrittura” dell’immagine femminile, Chanel non è l’unica.

 

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IL PRIMO REGGISENO

Il primo reggiseno moderno nasce per una festa, nel 1914. Mary Phelps Jacob realizza il modello - molto simile al lavoro della bustaia francese Hermine Cadolle nel 1889 - per poter indossare un abito scollato che mal si adatta all’intimo, allora abituale, con stecche. Il suo arrivo alla festa non passa inosservato. La leggerezza di un corpo senza costrizioni affascina l’alta borghesia al femminile, per la promessa di una maggiore comodità. È subito moda. L’apparente vezzo regala un aspetto più naturale alle donne, contribuendo a liberarle da un immaginario che vuole “ridisegnare” le loro forme. Rivoluzionaria anche Marlene Dietrich, con i suoi completi di taglio maschile, inusitati all’epoca sul corpo femminile e proprio per questo ideali come strumento e vessillo per esprimere la propria personalità, senza doverla “adattare” agli stereotipi. I suoi outfit fanno scalpore, in taluni contesti a volte arrivano addirittura a dare scandalo, ma poi si impongono. L’abito non fa la donna - o l’uomo - è la lezione. E nuovi “insegnamenti” arrivano nei decenni.

 LO SCANDALO

Esile, senza il fisico mozzafiato da femme fatale o da diva, Audrey Hepburn porta sullo schermo un modello moderno di bellezza, tra fascino e fashion: un fisico asciutto, senza curve da capogiro, sottolineato da uno stile ad hoc, essenziale, sofisticato. Un’alternativa ai canoni estetici imperanti che contribuisce a mettere fortemente in discussione la loro stessa esistenza. Gli anni Cinquanta vedono l’affermazione del bikini. Ideato da Louis Rèard nel 1946 e giudicato scandaloso, viene consacrato nel 1956 da Brigitte Bardot nel lungometraggio “E Dio creò la donna”. La femminilità si riappropria del proprio corpo. A confermare la tendenza, figlia dell’epoca, negli anni Sessanta trionfa la minigonna. «Sono state le ragazze della King’s Road a inventare la mini», dichiarò la stilista Mary Quant. Io stavo facendo abiti semplici e giovanili, con cui era possibile muoversi, con cui si poteva correre e saltare e li avrei realizzati della lunghezza voluta dalla clientela. Io li indossavo molto corti e la clientela diceva: ‘Più corti, più corti».

Ancora una rivoluzione costruita su di sé. È una “ribellione” che non nasce in vetrina o in passerella, ma dal mercato con le sue richieste. A farsi simbolo del momento storico e del trend, Twiggy. Dagli abiti agli accessori, dalle borsette piccole, concepite quasi come gioielli per impreziosire gli outfit di donne comunque sempre accompagnate, alle più ampie e pratiche bag di donne indipendenti, dinamiche, impegnate.

LA KELLY

Anche qui un passaggio consacrato da icone. Grace Kelly usa la borsa Hermès, poi nominata “Kelly”, elegante ma grande, per nascondere ai paparazzi la prima gravidanza. Inusitata nel look di una principessa diventa ambitissima. Jane Birkin si fa “musa” del modello che porta il suo nome: durante un volo, porta con sé un cesto e si lamenta di non trovare una borsa capiente, Jean-Louis Dumas, presidente Hermès, la sente e disegna una creazione per lei.

 LADY D

Le esigenze femminili mutano, la moda le asseconda. In una sorta di iter di “normalizzazione” dello stile principesco si inserisce Lady Diana, che negli anni - e nei look - è uscita dalla costrizioni di casa reale per mostrare bellezza e sensualità. Difficile dimenticare il cosiddetto “revenge dress” indossato dopo la notizia pubblica del tradimento del principe Carlo, ma anche outfit più semplici, con capi bon ton abbinati ad altri casual. Lo “svecchiamento” dell’immagine regale oggi passa per gli abiti di Kate Middleton e Meghan Markle, spesso low cost, che cambiano idee di eleganza e lusso. «Ogni generazione ride delle mode vecchie - diceva Henry David Thoreau - ma segue religiosamente quelle nuove». E così, a volte, scrive la storia. 

Ultimo aggiornamento: 13:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA