Anna Guaita
QUEST'AMERICA di
Anna Guaita

Un lama (o un alpaca) per amico

Sabato 24 Novembre 2018 di Anna Guaita
NEW YORK – In questo blog mi è capitato spesso di raccontare della generosità e della versatilità degli americani quando si viene ad iniziative di beneficenza.

QUI e QUI e QUI trovate storie di americani (e italiani) che hanno inventato nuove strade per aiutare il prossimo.


Fra le tante iniziative, quella che ho più volte trovato di straordinario effetto è la visita degli animali da conforto. Li ho visti in azione dopo l’attacco terroristico di Oklahoma City, dopo gli attacchi dell’Undici Settembre, dopo il massacro dei bambini della scuola elementare di Sandy Hook in Connecticut. Ma ho avuto modo di vederli in azione anche negli ospedali, e ora sempre di più anche nelle case di riposo.

Gli anziani, soprattutto quelli sofferenti di demenza o alzheimer, ricavano momenti di sollievo e di gioia quando ricevono la visita di un animale da conforto. Cani e gatti sono ovviamente gli animali più frequenti e usati. Ma di recente se ne sono aggiunti due del tutto inattesi: i lama e gli alpaca. Oramai sono circa cinque anni che si sperimenta con questi camelidi originari del Sudamerica, e tutti ne sono entusiasti. Forse perché così esotici, così rari, con quegli occhi così larghi, umidi e dolci, hanno un effetto più profondo e immediato sulle persone anziane.

In realtà negli Usa i lama sono molto più popolari degli alpaca, mentre da quel che capisco in Italia si trovano più facilmente alpaca che lama. E non so se nel nostro Paese si siano fatti esperimenti per addestrarli a diventare animali da compagnia e da conforto. Ma negli Usa chi li ha presi ne è entusiasta.

Più lama, dicevo. Infatti L’International Lama Registry conta circa 165 mila lama presenti nel Paese e regolarmene registrati (ma si sospetta che ce ne siano altrettanti non registrati). La legge ne regola la proprietà come animali da fattoria, quindi dovunque sia concesso avere galline e pecore è anche permesso avere lama e alpaca.

La differenza fra i due non sta solo nelle dimensioni e nel pelo – il lama è più alto e grosso, e ha un pelo di minore qualità – ma anche nel carattere: gli alpaca sono più timidi e meno abituati alla vicinanza dell’uomo, mentre i lama, selezionati in Perù e Bolivia da oltre cinque millenni per lavorare come animali da soma, sono abituati alla vicinanza dell’uomo. Gli alpaca sono più carini, e anch’essi sono stati addomesticati da millenni, ma per la loro pelliccia.

Chi ha lama o alpaca, o tutti e due, ne parla con assoluta delizia. Sono erbivori, costa poco mantenerli, “sporcano fuori”, non puzzano, sono miti e addestrabili. E a proposito: tutti e due sputano, ma il lama solo quando sente che i suoi “diritti” sono violati, cioè quando viene caricato troppo, quando è stanco, quando viene trattato male. Altrimenti è di una dolcezza paragonabile a quella di un cucciolo di labrador.  

L’idea di cominciare a portare i lama e gli alpaca nelle case di riposo è nata dopo che si è constatato l’addestrabilità e la docilità di questi animali, e ora è diventato abbastanza comune. So che in Italia l’idea di portare animali in ospedali o case di cura è accettata solo in alcune regioni. A guardare i volti di questi anziani, mi chiedo cosa si aspetti nelle altre, e perché.


                                                                                                                                                                                            
 

 

 

 

 

 

  Ultimo aggiornamento: 19:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA