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Morte di Simona Viceconte, le accuse al marito: «Costretta a mendicare 5 euro per le figlie»

Morte di Simona Viceconte, le accuse al marito «Costretta a mendicare 5 euro per le figlie»
di Teodora Poeta
4 Minuti di Lettura
Sabato 29 Febbraio 2020, 11:19 - Ultimo aggiornamento: 12:15

Si sarebbe dovuta svolgere ieri l’udienza per la separazione giudiziale tra Simona Viceconte e il marito Luca Amprino. E così è stato, con la grande differenza che si è proceduto davanti al giudice Angela Di Girolamo solo per notificare il decesso della donna. A distanza di 16 giorni dal suicidio della mamma 45enne originaria di Chiusa San Michele in Val Di Susa, avvenuto ad un anno di distanza da quello della sorella maggiore Maura, campionessa olimpionica, si chiude un altro capitolo in questa triste vicenda, legato proprio alla separazione che potrebbe aver scatenato la grande sofferenza interiore di Simona.
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Ieri, in Tribunale, Amprino non si è presentato. Al suo posto c’era il suo avvocato Antonietta Ciarrocchi, mentre per Simona c’era il legale che l’ha sempre seguita, Antonella Galizia. Oggi più che mai sono gli atti ufficiali a parlare. Quelli depositati tempo addietro per la separazione, quando in tempi non sospetti già si scriveva di Simona che doveva «ricorrere a risparmi di fortuna» per le esigenze personali, parrucchiera, estetista, palestra, ma anche per il carburante dell’auto di famiglia, «prevalentemente utilizzata dalla Viceconte per la gestione delle minori», e che «dovevano essere mendicate all’Amprino». Un marito bancario il quale, però, aveva trovato la sua personale soluzione: vendere l’auto e fare l’abbonamento all’autobus per moglie e figlie. Pure questo scritto a suo tempo dalla mamma dopo aver ricevuto, lo scorso ottobre, senza alcun preavviso da parte del marito Luca, la notifica del ricorso per la separazione dopo che lei stessa, a giugno di un anno fa, gli aveva fatto arrivare una lettera dell’avvocato con l’intenzione, però, più che altro, di spingerlo a cambiare i comportamenti che aveva in casa.

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Per mesi, poi, di separazione non se ne sarebbe più parlato tra i due fino alla sorpresa inaspettata di ottobre. Quasi un fulmine a ciel sereno per la donna le cui condizioni, tuttavia, così come vengono descritte nel suo atto per la separazione non sarebbero state invidiabili. In quelle pagine si legge di una donna «costretta a mendicare anche solo 5 euro per acquistare il dolciume per le bambine e a fare a meno di comprarlo per essa medesima poiché quanto ceduto non era sufficiente per potersi permettere tre gelati».
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Anche una sua amica lo aveva confermato che c’erano giorni in cui Simona le diceva: «Oggi io non esco, non posso». E lei capiva che non aveva soldi. Per questo insisteva per offrirle un aperitivo, un caffè o per fare solo una passeggiata. Una «gestione unilaterale del patrimonio», com’è stata definita. Quella gestione che forse ha spaventato Simona, rimasta senza lavoro, economicamente dipendente dal marito, e con il timore di rimanere anche senza le due figlie che adesso, per volere del padre, lasceranno Teramo per finire l’anno scolastico altrove, vicino ai nonni che potranno prendersi cura di loro in attesa degli sviluppi dell’indagine penale per cui Amprino è indagato per maltrattamenti che avrebbero condotto alla morte della loro mamma.

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