Dodi Battaglia incrocia la chitarra con Al Di Meola, ecco One Sky: «E ora sogno Eric Clapton»

Lunedì 19 Ottobre 2020 di Massimo Chiaravalli

Quando due modi di suonare molto diversi si incontrano, il risultato può essere sorprendente. Soprattutto se a incrociarsi sono le chitarre pop rock di Dodi Battaglia e quelle jazz fusion di Al Di Meola. One Sky – appena pubblicato da Azzurra Music - è il brano che non ti aspetti, perché lo stile dei due poggia su una base non proprio vicina ai rispettivi mondi musicali. Ma ciò che ne è uscito è contemporaneamente un prodotto godibile e una lezione di chitarrismo. Il tutto condito con la voce di Sara Orlacchio e la collaborazione di Filodelfo Castro.

Dodi, qual è la genesi di One Sky?
«Insieme ai Pooh negli anni ’70 ero andato a un concerto di Al Di Meola a Padova. Alla fine, stavamo aspettando il nostro autista. Come un sogno, ho visto che lui stava uscendo dal retropalco. Con timidezza reverenziale l'ho avvicinato e gli ho detto le cose che si dicono quando vedi un grande artista. Poi in occasione di un compleanno di Zucchero e Gino Paoli, che festeggiavano insieme, ero lì con i Sorapis, un gruppo di scellerati guasconi emiliani di cui fanno parte anche Zucchero, Maurizio Vandelli e altri. E c’era anche lui».

Questo anni fa: arriviamo ai giorni nostri.
«Il mio discografico, Marco Rossi, mi ha chiesto: come la vedi una collaborazione con Al Di Meola? Gli ho risposto: indovina come la vedo, è una delle più grosse figate che la mia mente possa immaginare. Dopo una settimana eravamo tutti e tre in collegamento via Skype. Avevo già l'embrione di quello che poi è diventato il brano, c’erano queste parole: one sky, one world, one you. Al ha impreziosito e ingigantito questo brano in maniera internazionale».

Quali sono state le prime reazioni?
«Sono reduce da una bella notizia: c'è stato un balzo esponenziale su Spotify, molti contatti sono da Stati Uniti e Germania. E c'è anche una bellissima recensione su una rivista inglese. L’ultima volta che ho avuto un rapporto così fantastico con l’estero è stato quando un giornalista tedesco mi ha dato il riconoscimento di miglior chitarrista europeo, ma la cosa più divertente è stata che l’anno dopo, e per due consecutivi, sono stato il migliore italiano. Nemo propheta in patria verrebbe da dire. Noi italiani prima di riconoscere la nostra bellezza abbiamo bisogno che venga qualcun altro a dirci che è tale».

C’è anche un nuovo cd in lavorazione: a che punto è?
«Questo è solo un anticipo dell’approccio che avrà. Sto sia scrivendo che registrando. Il disco uscirà nei primi mesi dell’anno prossimo, i brani imbastiti sono già 7-8, anche se mancano ancora alcuni testi e le parti andranno ancora modificate. Il titolo sarà sul fatto di fare un disco per la grande voglia di farlo: vorrei che una volta finito fremessi dal desiderio di condividerlo con i miei amici, per poi tempestarci di messaggini come sta accadendo con Al e questo brano. Deve gratificarmi fino in fondo, farmi guardare al futuro con ottimismo».

Di Meola come ha commentato il risultato finale?
«Mi riempie di commenti esaltanti pieni di faccine, chitarre e cuoricini. Qualche giorno fa ho visto le riprese che aveva appena registrato per il video di One Sky, che stiamo per far uscire. E’ un musicista con un approccio se vuoi meno coinvolgente nei confronti della musica. Mi spiego: suona da seduto, perché per fare le cose che fa lui non è che puoi andare in giro per il palco a fare il galletto. In queste immagini però l’ho visto molto preso, con delle espressioni che non sono quelle di chi svogliatamente fa il compitino. Insomma, non è il grande musicista che viene coinvolto per la mercificazione del progetto».

Dopo Tommy Emmanuel e Al Di Meola chi c’è nel mirino?
«Parto da un presupposto. Tra le grandi cose che mi sono accadute in questa carriera bellissima c'è quella di essere stato testimonial della Fender: ne è nata una Stratocaster, una signature su mie specifiche. Tutti i grandi sono passati per una Stratocaster: tra questi c’è Eric Clapton. Avrebbe dovuto fare un concerto a Bologna, poi rinviato per il Covid. Ho il biglietto, l’ho tenuto. Se dovesse capitare l’occasione… peraltro è anche amico di Zucchero, quindi magari da cosa nasce cosa. Non metto limiti alla provvidenza».

Molti fans dei Pooh si chiedono se prima o poi usciranno dei vecchi live.
«So che qualcuno si sta interessando per un’operazione legata a questo, non noi perché siamo impegnati ognuno con i propri progetti. Ma è tutto molto embrionale, non so dire esattamente».

Come si deve Dodi Battaglia tra 10 anni?
«Da un po’ di tempo ho imparato a cogliere l’attimo fuggente. Non faccio proiezioni così a lungo termine, mi limito a fare nella maniera migliore possibile ciò che faccio nella quotidianità, studiando e coltivando contatti. Nella vita ho imparato a non fare disegni troppo lontani nel tempo. Anche il fatto che i Pooh non ci siano più, cosa che non avrei mai immaginato, mi ha fatto smettere di poter contare così saldamente su quelle che sono le mie proiezioni. Per cui sono pronto ad accettare le cose bellissime che la vita mi proporrà e a positivizzare anche quelle negative. Sicuramente avrò ancora una grande passione per la musica: chi l’ha avuta nelle vene da quando è nato, come me, non può smettere. Non mi ci vedo in un pontile a pescare, non ho ancora il fisico né l’attitudine mentale. Mi guardo bene dal rimbambirmi».

Ultimo aggiornamento: 23:04 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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