Camilli e l'addio alla Viterbese. «Senza calcio non sto bene, ma il mio ciclo qui era finito»

Giovedì 10 Ottobre 2019 di Marco Gobattoni
Piero Camilli
E’ la prima intervista che rilascia dopo aver venduto la Viterbese ed il messaggio è racchiuso nella prima frase che arriva al cronista. “Senza calcio si sta male, ma non ho rimpianti: il mio ciclo a Viterbo era concluso”.

Piero Camilli, dallo scorso luglio, non è più il proprietario del club di via della Palazzina e per la prima volta da tantissimi anni, dopo la cessione estiva a Marco Romano, non sta vivendo la nuova stagione calcistica al comando di una squadra di calcio. Tra Castrense del primo corso, Grosseto degli anni d’oro e Viterbese, Camilli da oltre 25 anni, ha sempre guidato un club. L’anno sabbatico in corso però non lo distoglie dalla sua passione: il pallone è un amore troppo grande.

“Seguo tutte le partite – spiega l’ex patron gialloblù – per me il calcio è vita e nonostante le arrabbiature degli ultimi anni la passione non è mai scemata”. E allora come non toccare il tema Viterbese: il comandante è uno diretto e dice quello che pensa senza peli sulla lingua. “Leggo i giornali e seguo la Viterbese dall’esterno: hanno iniziato bene e la classifica mi sembra buona. L’obiettivo è quello di mantenere la categoria valorizzando i giovani: finora è andata bene, ma la serie C è un campionato difficile dove non si può mai abbassare la guardia: squadre che oggi sembrano in difficoltà possono cambiare passo improvvisamente”.

E qui subentra il Camilli intenditore. “Lunedì sera stavo guardando in televisione Vicenza-Cesena: con i veneti c’era in campo Vandeputte: ecco io non lo avrei mai venduto; per me resta uno dei giocatori più forti dell’intera serie C. Se ci fossi stato io? Avrei provato a trattenerlo - dice Camilli -  ma se proprio voleva partite me lo sarei fatto pagare a peso d’oro”.

Le ambizioni della nuova Viterbese sono diverse: i sogni e i voli pindarici hanno lasciato spazio al realismo e alla politica dei piccoli passi. “Continuo ad essere dell’idea che Viterbo non sia una piazza dove poter fare calcio a certi livelli: il problema delle infrastrutture resta sul piatto, mentre la media spettatori non mi sembra sia cambiata tantissimo dopo il mio addio”.

Anche la serie C, sebbene nell’estate scorsa non abbia vissuto i problemi dello scorso anno, secondo Camilli non vive un periodo d’oro. “Hanno fatto ancora una volta - sottolinea - i gironi su misura: al Monza, che la mia Viterbese ha battuto in Coppa Italia compiendo un’impresa, hanno confezionato un campionato ridicolo. Le avversarie principali sono Renate, Giana, Pontedera: come diceva qualcuno a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”.

Domenica prossima ci sarà Monterosi-Grosseto: i toscani, per tanti anni sotto la guida di Camilli, sono in testa con i viterbesi che tallonano con un punto di distacco. “Sono contento se il Grosseto torna tra i professionisti: anche quello però - dice - non mi sembra un gruppo difficile da vincere: quando ho vinto la serie D con la Viterbese come avversarie avevamo il Grosseto stesso e società di tradizione come Rieti, Torres ed Arzachena”.

Sentire parlare di calcio Camilli non può far non pensare ad un suo rapido ritorno sulla tolda di comando di un club pronto ad accoglierlo. “Per adesso non c’è nulla, nei prossimi mesi vedremo, una cosa però è certa: a Viterbo non torno più”. 
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