Mauritius, un paradiso multietnico

Mauritius, un paradiso multietnico
di Luisa Mosello
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Lunedì 3 Agosto 2015, 18:03 - Ultimo aggiornamento: 15 Agosto, 18:17

“Dio creò prima Mauritius e poi il paradiso terrestre. Che è la copia di Mauritius". Così scriveva alla fine dell’800 lo scrittore inglese Mark Twain scoprendo l’isola al centro dell’oceano indiano tra l'Africa e l'India.

E oggi le cose stanno più o meno come allora: sembra di stare in un eden in questo luogo magico, dove ogni immagine può emozionare, condurre dal mare al cielo in un lampo, fondere natura e spiritualità in pochi chilometri. Perché in questo angolo di mondo a un passo dal tropico del Capricorno e a 10 ore di volo dall’Italia, ciò che attrae non è solo la potenza della natura che qui regna in ogni luogo nello scenario mozzafiato del paesaggio tropicale. E non solo la limpidezza estrema delle acque cristalline protette dalla barriera corallina. Vale a dire: da queste parti non c’è la classica bellezza da cartolina ma qualcosa di più che non il turista ma il viaggiatore sa cogliere fin nei minimi dettagli. E’ il fascino, l’energia di una terra non monocroma e non monotematica, ma carica di sfumature, scoperta nel ‘500 dai navigatori portoghesi e colonizzata da olandesi, inglesi e francesi, prima di conquistare l’indipendenza nel 1968.

A sedurre è soprattutto l’atmosfera multietnica che vede convivere pacificamente persone, cibi, lingue e tradizioni diverse fra componenti africane, europee e asiatiche. Questo mosaico dalle mille tessere è visibile in ogni angolo: chiese cristiane accanto a templi "shivaylas" indù, moschee musulmane e pagode buddiste. Un puzzle tutto da scoprire, dopo aver passeggiato sulla spiaggia bianchissima di Flic en flac (il nome ha un'origine onomatopeica e ricorda il rumore prodotto camminando sull'acqua del bagnasciuga), accarezzato con lo sguardo le distese di piantagioni di canna da zucchero, ammirato le terre colorate di Chamarel, navigato in piroga fino all’incanto dell’Isola dei cervi. Senza non prima aver esplorato parchi naturali con un tripudio di piante, animali esotici e cascate in piena libertà. Oltre a godere di questo paradisiso terrestre si può celebrare la festa degli innamorati anche immergendosi nell’atmosfera magica di un evento rituale. Come Maha Shivaratree, la festa indù che dura 4 giorni e culmina il 16 febbraio con i devoti di Shiva in pellegrinaggio fino al suggestivo lago sacro, il Ganga-Talao al Grand Bassin e attraverso l'acqua rendono omaggio al dio in una cerimonia che ricorda i riti sulle sponde del Gange. Un buon pretesto per ritornare in primavera. Infine un invito: ricordatevi che Mauritius è un’isola, e va nominata al singolare. Peccato che molti vacanzieri-turisti continuano a chiamarla al plurale. Anche in aeroporto, al ritorno verso l’Italia dopo una settimana e più è capitato di sentire telefonate a parenti e amici in cui il ritornello era “Sono alle Mauritius”…