PAPA FRANCESCO

Il Vaticano rassicura, nessun crack finanziario ma spending review in atto

Martedì 22 Ottobre 2019 di Franca Giansoldati

Città del Vaticano - Dopo settimane di silenzio dall'inchiesta sulle presunte operazioni illecite da parte della Segreteria di Stato per l'acquisto di un immobile a Londra e davanti al fantasma di un crack finanziario, monsignor Nunzio Galantino, presidente dell’Apsa, l’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, affida all'Avvenire, le sue valutazioni. Tanto per cominciare, spiega,  «non c’è alcun crac o default. C’è solo l’esigenza di una spending review. Ed è quanto stiamo facendo. Lo posso dimostrare con i numeri. Il tono scandalistico che leggo nelle prime anticipazioni va bene per il lancio di un libro, molto meno per descrivere una realtà articolata e complessa come la Chiesa. Laddove articolata e complessa non è assolutamente sinonimo di segreta o subdola» dice facendo riferimento all'ultimo libro di Gianluigi Nuzzi nel quale si paventa l'imminente fallimento finanziario dello stato pontificio perchè coperto di debiti, spese e con pochi introiti.

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Galantino analizza la composizione del patrimonio finanziario della Santa Sede. «Nel 1929 si è aggiunta la somma versata dall’Italia alla Santa Sede a chiusura della nota questione romana, con la Convenzione finanziaria allegata ai Patti Lateranensi. Negli anni successivi poi Pio XI – per assicurare libertà di azione alla Chiesa, affinché non si trovasse di nuovo nella morsa di uno Stato che con le leggi del periodo risorgimentale aveva sostanzialmente incamerato una quantità enorme di beni ecclesiastici –, ha investito i soldi ricevuti in beni immobili e mobili. E, secondo il ben noto principio economico della diversificazione degli investimenti, ha operato non solo in Italia ma anche all’estero. La motivazione di fondo non è dunque quella della speculazione, ma è un modo per assicurare alla Chiesa la libertà nell’esercizio della sua missione e anche la prosecuzione di tutto questo nel tempo»

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La situazione attuale della amministrazione della Santa Sede «non ha niente di differente rispetto a quanto capita in una qualsiasi famiglia o anche negli Stati dei diversi continenti. A un certo punto si guarda a quello che si spende, si vede quello che entra e si cerca di riequilibrare le spese. Con un termine oggi molto in voga si chiama spending review. E dunque l’attuale bilancio in rosso o in verde che sia non è frutto di ruberie, furbizie e gestione malaccorta. È la presa d’atto che molte cose sono cambiate».

il Vaticano non avendo un regime fiscale frutto di imposizione di tasse o imposte, «si basa unicamente su quello che riesce a ricavare dal patrimonio che ha (compresi i Musei Vaticani) e dalle offerte dei fedeli e delle diocesi di tutto il mondo. Gli strumenti di controllo messi in atto da Benedetto XVI e potenziati da papa Francesco stanno permettendo di mettere ordine nella gestione di questo patrimonio per equilibrare le uscite e le entrate e dove è necessario operare correzioni di prassi nel rispetto delle competenze degli organi amministrativi della Santa Sede» ha aggiunto Galantino.

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Galantino rispedisce al mittente le accuse di «una gestione clientelare e senza regole, di contabilità fantasma e del testardo sabotaggio dell’azione del Papa». In realtà la gestione ordinaria dell’Apsa nel 2018 ha chiuso con un utile di oltre 22 milioni di euro. Il dato negativo contabile è esclusivamente dovuto a un intervento straordinario volto a salvare l’operatività di un ospedale cattolico e i posti di lavoro dei suoi dipendenti.

« L’Apsa non ha conti segreti o cifrati. Si provi il contrario. In Apsa non ci sono neppure conti di persone fisiche e di altre persone giuridiche, se non i dicasteri della Santa Sede, gli enti collegati e il Governatorato. Uno Stato che non ha tasse o debito pubblico ha solo due modi per vivere: mettere a reddito le proprie risorse e basarsi sui contributi dei fedeli, anche quelli all’Obolo di San Pietro. Qui si vuole che la Chiesa non abbia niente e poi comunque provveda a dare la giusta paga ai suoi lavoratori e a rispondere a tante necessità, prima di tutto quelle dei poveri. È evidente che non può essere così. C’è la necessità di una spending review, per contenere i costi del personale e gli acquisti di materiali, e su questo si sta lavorando con grande cura e attenzione. Quindi nessun allarmismo sull’ipotetico default. Piuttosto parliamo di una realtà che si rende conto che bisogna contenere le spese. Come avviene in una buona famiglia o in uno Stato serio».

Secondo i dati 2015 (gli ultimi pubblicati) il bilancio consolidato ha fatto segnare un disavanzo di 12,4 milioni di euro, mentre il Governatorato registrava un surplus di 59,9 milioni. L'Apsa può contare poi su 2.400 appartamenti per lo più a Roma e a Castel Gandolfo. E 600 tra negozi e uffici. Il valore di mercato, è impossibile stimarlo. « Prendiamo i palazzi di piazza Pio XII: quanto valgono in concreto? Se ci fai un albergo extralusso è un discorso, se ci metti gli uffici della Curia romana, come ora, non valgono niente. Inoltre circa il 60% degli appartamenti è affittato ai dipendenti che hanno necessità, ai quali viene riconosciuto un canone di affitto ridotto. Questa è una forma di housing sociale: se lo fanno le grandi aziende private, sono realtà benemerite che si prendono cura del personale; se lo fa il Vaticano, siamo degli incompetenti o peggio, che non sappiamo amministrare il patrimonio».
 

Ultimo aggiornamento: 23 Ottobre, 17:21 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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