Razzismo a scuola, due prof. nel mirino

La Procura della Repubblica di Spoleto
di Ilaria Bosi
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Sabato 12 Giugno 2021, 18:08

SPOLETO - Sono due le insegnanti di scuola media finite al centro della denuncia per i presunti casi di razzismo ai danni di un ragazzino. Di queste, una sarebbe nel frattempo andata in pensione. La vicenda denunciata dal papà del tredicenne nato in Marocco, che avrebbe subito da due prof. pesanti considerazioni, sta suscitando – come è comprensibile - grande clamore. Tantissime le attestazioni di solidarietà alla famiglia, che è molto conosciuta, ma anche le espressioni di rabbia e sconcerto per una vicenda davvero intollerabile. Nella denuncia, come anticipato ieri dal Messaggero, sono elencati più episodi. Il più grave è quello riferito da un compagno di classe al tredicenne, quel giorno assente a scuola: «Oggi – ha detto il ragazzino in un messaggio vocale finito agli atti – la prof. ci ha detto che sei uno scimmione e che dobbiamo isolarti. Cia ha anche detto che quando tu non ci sei, siamo tutti più tranquilli e che dobbiamo lasciarlo solo e isolato». Parole già di per sé raccapriccianti e che sarebbero riscontrabili, sempre a detta del padre, in un file audio. Nella denuncia sono riportate anche altre circostanze attribuite alla stessa insegnante. La querela, presentata ai carabinieri a fine ottobre, è stata trasmessa in procura ed è oggetto di un’indagine. L’insegnante in questione che - salvo casi di omonimia - su facebook condivide pubblicamente pensieri negazionisti sul Covid (a favore di no mask, no vax e contro la «dittatura sanitaria») esponendosi anche contro «clandestini», «immigrati» e «barconi», potrebbe essere convocata presto in procura. Se non altro, a sua stessa tutela, per fornire la propria versione dei fatti in una vicenda a dir poco sgradevole. Il ragazzino nato in Marocco, ma cresciuto e vissuto sempre in Italia, dopo quell’episodio – sempre secondo la denuncia del padre – avrebbe frequentato sempre meno la scuola, proprio perché turbato da quella situazione. Anche il precedente anno scolastico, in un’altra scuola media, era stato turbolento. E nella denuncia è riportata anche la situazione di contrasto con un’altra prof., che era solita chiamare il ragazzino con il nome italianizzato e non con quello d’anagrafe, arabo ma certamente non di difficile pronuncia. Di fronte alle rimostranze del ragazzino, che rivendicava di essere chiamato con il suo nome, l’insegnante avrebbe reagito in modo stizzito: «Io ti chiamo come mi pare, se non ti sta bene, tornatene al Paese tuo», le parole riportate nella denuncia. Il papà dell’adolescente ha messo agli atti anche i contenuti di un incontro avuto con la dirigenza scolastica, alla presenza di una terza insegnante, che nell’occasione avrebbe fatto considerazioni definite dal denunciante «fuori luogo e false» sulla cultura marocchina, con riferimento al grado di tolleranza verso la cultura cattolica. Considerazioni che avrebbero spinto lo stesso dirigente a intervenire, riprendendo la prof. nell’immediato, alla presenza del genitore. Una vicenda su cui occorre fare piena luce.

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