Spoleto:«La prof ha chiamato scimpanzé mio figlio»

Spoleto:«La prof ha chiamato scimpanzé mio figlio»
di Ilaria Bosi
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Venerdì 11 Giugno 2021, 14:50

SPOLETO - «Bisogna isolare quello scimpanzè, non dovete parlare con lui». Sono parole che gelano il sangue, quelle attribuite a un’insegnante di scuola media dal papà di un tredicenne nato in Marocco. Una vicenda ancora tutta da chiarire e che è al centro di una denuncia presentata a fine ottobre e ora oggetto di un’inchiesta della Procura di Spoleto. Al termine dell’anno scolastico, che il ragazzino ha quasi completamente disertato perché «dopo episodi del genere non è più voluto andare a scuola», il genitore ha reso pubblica la denuncia, riportando quella frase sprezzante sui social. «Questa è la frase detta da una professoressa agli alunni, rivolta a mio figlio nella sua assenza durante questo anno di pandemia». Ma l’episodio, secondo la famiglia in questione, non sarebbe purtroppo isolato. Un anno prima, come riportato anche nella denuncia querela presentata ai carabinieri nei mesi scorsi, anche un’altra insegnante sarebbe entrata in contrasto con il ragazzino, che rivendicava di essere chiamato con il suo nome d’anagrafe e non – come a quanto pare faceva abitualmente l’insegnante – con una versione italianizzata. In questo caso, di fronte alla puntualizzazione del ragazzino, l’insegnante avrebbe replicato: «Io ti chiamo come mi pare, se non ti sta bene tornatene al tuo Paese». La famiglia del ragazzino racconta di aver fatto presente le incresciose situazioni alla dirigenza della scuola, a quanto pare senza aver poi avuto alcun riscontro. «Ho presentato la denuncia – ha spiegato ieri il padre al Messaggero – perché credo che laddove ci siano mele marce sia importante intervenire. Noi attribuiamo le responsabilità esclusivamente a chi si è rivolto in modo così grave a nostro figlio e sappiamo che l’errore di una o di poche persone non possono rappresentare un’etichetta negativa per l’intera scuola. Non posso però nascondere che ci saremmo aspettati qualche intervento più deciso». L’adolescente, secondo quanto racconta il padre, non avrebbe mai avuto problemi particolari con i compagni di classe, che anzi gli hanno riferito – con un messaggio vocale – anche quello che l’insegnante avrebbe detto in sua assenza. Solo in un’occasione, nella denuncia, è riportato lo screzio con un compagno di scuola, forse però riconducibile più alle dinamiche tra adolescenti che ad altro. Anche in quel caso, però, la provenienza del ragazzino sarebbe stata rimarcata in modo offensivo. «Mio figlio – racconta ancora il genitore – non vuole più andare a scuola. Stiamo cercando di farlo aiutare e la relazione fatta da un esperto dopo qualche colloquio con lui parla di mio figlio come di un ragazzo esemplare, ma comprensibilmente turbato da questi eventi». Una vicenda delicatissima, che per ora è traducibile soltanto in una querela di parte. E se il papà assicura «di avere le prove» e di aver depositato anche alcuni dispositivi digitali a testimonianza dell’accaduto l’accaduto, la scuola affronta la questione con la massima prudenza, «in attesa di riscontri chiari» agli episodi denunciati. La denuncia social, intanto, ha determinato durissime prese di posizione e numerosi attestati di solidarietà alla famiglia.

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