Il prete accusato di prostituzione minorile chiede di tornare a San Feliciano. «Ricattato dai ragazzini»

Il prete accusato di prostituzione minorile chiede di tornare a San Feliciano. «Ricattato dai ragazzini»
di Egle Priolo
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Venerdì 13 Agosto 2021, 11:45

PERUGIA - Condizioni di salute che impediscono il reato, le «condotte estorsive» messe in atto dai ragazzini, convizioni sbagliate sulla loro età. Sono questi alcuni dei motivi su cui la difesa di Vincenzo Esposito, il prete di San Feliciano in carcere da settimane con l'accusa di prostituzione minorile aggravata, chiede gli arresti domiciliari nella casa del 63enne sulle rive del Trasimeno.

L'avvocato Renato Vazzana ha infatti predisposto la richiesta di «una misura diversa e meno afflittiva della custodia cautelare in carcere con l'applicazione del braccialetto elettronico e privazione di ogni strumento elettronico, ovvero il collocamento in altra struttura ove lo stesso possa essere privato di qualunque mezzo astrattamente idoneo alla reiterazione delle condotte contestate».
Condotte che comunque la difesa è già pronta a smontare, affermando non solo come le condizioni di salute del prete costituiscano un impedimento alla realizzazione del reato, ma puntando soprattutto alle minacce di denuncia portate avanti da uno dei ragazzini di Termini Imerese con i quali – è l'accusa – il prete avrebbe intrattenuto videochiamate a sfondo sessuale. «Mi mandi 50 euro che non denuncio nessuno», è una delle telefonate che il legale riporta a sostegno della propria tesi. A cui si aggiunge la precisazione che «le allusioni alla sfera sessuale, oggetto delle conversazioni captate, non possono essere idonee a individuare il contenuto delle videochiamate». Per quanto, infine, riguarda i soldi che secondo gli inquirenti don Vincenzo avrebbe potuto prendere dalle offerte dei fedeli per pagare i ragazzini (e anche la mamma di uno di loro, finita ai domiciliari), Vazzana sottolinea come il prete «abbia sempre aiutato queste e tante altre famiglie disagiate di Termini Imerese a pagare le bollette ed a far fronte alle spese familiari, senza aver mai chiesto nulla in cambio». La parola adesso passa al giudice.

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