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«I defibrillatori a Perugia? Tutti scaduti. E i morti d'infarto sono triplicati»

«I defibrillatori a Perugia? Tutti scaduti. E i morti d'infarto sono triplicati»
di Egle Priolo
3 Minuti di Lettura
Domenica 14 Agosto 2022, 18:35

PERUGIA - Un defibrillatore può salvare la vita. A Perugia sono 17 quelli gestiti direttamente dal Comune. A cui si aggiungono quelli acquistati (anche a duemila euro) da privati e associazioni. La manutenzione? A giudicare dallo stato delle varie colonnine e dalla data di scadenza delle revisioni oltrepassata dal tempo, l'unica cosa che scatta è un grande boh. Spallucce rassegnate dei donatori che già si sono impegnati economicamente e un punto interrogativo su palazzo dei Priori «che non ha mai rinnovato la delega per il Progetto Cuore dalla fine della scorsa legislatura».

A raccontare lo stato dei defibrillatori in città, dopo la morte di un 70enne a Canneto con i soccorritori che hanno trovato ben due strumenti fuori uso a poca distanza, è Carmine Camicia. L'ex consigliere comunale già delegato per il progetto Perugia Cardioprotetta aveva delineato al Messaggero un anno fa lo stato delle colonnine, praticamente inutilizzabili, sia per la mancanza di manutenzione che per l'assenza di formazione della comunità. E da allora niente sembra essere cambiato.
«Dal 2014 al 2019 – spiega – ho lavorato gambe in spalla per mettere più postazioni possibili. Canneto, Mugnano, Colle Umberto, Piccione. Perugia Cardioprotetta era una bella iniziativa, ma bisognava crederci. Se c'era solo Camicia che inaugurava colonnine ma senza dargli un seguito... Mi sono impegnato sulla formazione: forze dell'ordine, polizia, società sportive, scuole. Abbiamo organizzato corsi anche per 1.500 soccorritori, ma i brevetti ormai sono scaduti. Come le batterie. Sa quanto durano le batterie dei defibrillatori? Quattro anni. E ne sono passati tre e mezzo dalla fine della legislatura. Senza che il mio incarico e il mio impegno venissero trasferiti a qualcun altro».

È deluso, Camicia. Ci ha creduto e pensa sia un peccato lasciare tutto così. Soprattutto se la gente muore. «Non sappiamo se quell'uomo si sarebbe potuto salvare – sottolinea -, ma di certo anche i soccorritori sanno, visto che sono censiti, che lì vicino c'erano due defibrillatori. Peccato che fossero fuori uso».
Ricorda i vari impegni della Banca del cuore, gli screening cardiovascolari offerti all'epoca in città («Uno salvò la vita ad Armando Fronduti»), mentre adesso evidentemente le priorità sono altre. Eppure non sarebbe neanche una questione di costi, perché un eventuale amministratore lo farebbe gratis come fu per Camicia e la revisione «è roba di cifre irrisorie – insiste -. La verità è che manca la volontà politica». I defibrillatori gestiti direttamente dal Comune, come riporta il sito istituzionale dopo una ricerca tortuosa, si trovano nella scuola primaria di Collestrada, da Menchetti, nella palestra della scuola di Montegrillo, nella chiesa di Olmo, a palazzo dei Priori, al PalaBarton, ai cva di Madonna Alta e Montelaguardia, nelle stazioni del minimetrò di Pian di Massiano e del Pincetto, in piazza Matteotti e nelle farmacie di Monteluce, Piccione, Ferro di Cavallo, Mugnano, Santa Lucia e Montebello. Quante sono state revisionate?
«In un anno – chiude – prima morivano per infarto 70mila persone, ora 200mila. Segno che il problema esiste. Allora oltre alla formazione e alla manutenzione, è necessaria la prevenzione, con gli screening (che anche l'Inps ha annunciato, peccato che senza poter convenzionare le strutture sia inutile), perché non tutti sappiamo di essere cardiopatici e magari lo scopriamo solo quando accade il peggio».

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