Ricatto a luci rosse su Facebook:
Perugia, condanna pesantissima

Mercoledì 9 Ottobre 2019 di Enzo Beretta
PERUGIA - Il tribunale di Perugia ha condannato a dieci anni di reclusione e al pagamento di una provvisionale immediatamente esecutiva di risarcimento pari a 30 mila euro un albanese di 25 anni accusato di violenza sessuale nei confronti di una donna adescata su Facebook. Alle lusinghe e ai complimenti è seguito uno scambio di foto hot tra i due utilizzate dallo straniero per ricattare la poveretta: facciamo sesso oppure tuo marito verrà a sapere tutto a proposito di quella chat clandestina.

E’ una condanna pesantissima quella inflitta ieri mattina dal tribunale collegiale di Perugia che uscendo dalla camera di consiglio ha ribaltato la richiesta della Procura - 5 anni e tre mesi - infliggendo una pena severissima quasi raddoppiata allo straniero.

I fatti risalgono al settembre 2018 ma è stato possibile arrivare a una decisione in tempi così brevi anche perché il pubblico ministero Mara Pucci ha inoltrato la richiesta di giudizio immediato evitando, nei fatti, l’udienza preliminare. Stando alla ricostruzione delle indagini l’uomo è ritenuto responsabile dei reati di violenza sessuale, violenza privata, tentata violenza e sostituzione di persona. La donna, conosciuta sui social, di fronte alle prime «lusinghe» - si legge nelle carte della pubblica accusa - ha iniziato a scattarsi foto erotiche inviate attraverso le chat. Dopo alcuni giorni l’imputato ha raccontato alla poveretta una storia al limite dell’incredibile che l’hanno trascinata in un parcheggio nei pressi di un distributore di benzina alle porte di Perugia con un solo obiettivo: salvare il proprio matrimonio. Infatti - è il suo racconto - se non si fosse presentata a quell’appuntamento indossando perfino scarpe col tacco e un abitino elegante, come le era stato suggerito, il rischio che quelle foto compromettenti sarebbero potute finire nelle mani del marito sarebbe stato altissimo. «Non appena entrato nell’auto della donna - ricostruisce il pm - l’imputato le intimava di portarsi in un albergo o in un luogo appartato per consumare un rapporto sessuale». Soltanto in quella maniera le foto - le era stato garantito - sarebbero state definitivamente cancellate.

A tre mesi di distanza da quella brutta esperienza l’albanese - è sempre la versione accusatoria - torna però alla carica, stavolta su Instagram, ancora trincerandosi dietro un nickname, alludendo al precedente incontro e richiedendole altre foto. Questo secondo tentativo, utile secondo la donna ad ottenere un altro incontro sessuale, è andato male, però, perché all’appuntamento ha trovato i carabinieri. Per questi fatti lo straniero è stato fermato e trattenuto nel carcere di Spoleto. La condanna è stata emessa dal secondo collegio del tribunale penale di Perugia (presieduto dal giudice Marco Verola, a latere i colleghi Francesco Loschi e Sonia Grassi).

«Una sentenza giusta ed una pena molto severa ed adeguata - viene definita dal legale di parte civile Daica Rometta -. Si chiude una partita importante, questa gravissima vicenda ha tenuto in ballo la mia cliente per mesi con una violenza fisica ma soprattutto psicologica enorme. Si tratta di un riconoscimento importante anche da parte della giustizia umbra che con serietà, celerità e grande competenza ha dato una risposta importante. Noi di questo siamo contenti. Ora - conclude l’avvocato Rometta - spero solo che la mia assistita possa recuperare la serenità, la tranquillità e quell’assetto emotivo violato che per mesi l’ha tenuta sotto scacco». Contro la sentenza annunciano ricorso in appello gli avvocati Giovanni Picuti ed Elena Torresi. La battaglia giudiziaria proseguirà anche nel palazzaccio del tribunale civile.
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